ll paradosso del Santuario di Polsi: riapre al culto, ma i fedeli possono arrivarci solo a piedi
Domani sarà di nuovo accessibile il luogo sacro in Aspromonte, noto per i passati legami con la ‘ndrangheta e ora rigenerato come centro che offre lavoro a ex detenuti. Ma c’è un problema: le strade non sono ancora percorribili in auto

Domani riaprirà il Santuario della Madonna della Montagna a Polsi, il bellissimo e famosissimo luogo sacro in Aspromonte, legato alla religiosità popolare. Sono finalmente finiti i lavori di messa in sicurezza finanziati con circa 3 milioni di fondi del Pnrr. Lo ha comunicato monsignor Franco Oliva, amministratore apostolico della diocesi di Locri-Gerace (il nuovo vescovo, monsignor Cesare Di Pietro, farà ingresso in diocesi il 25 luglio). Ma si potrà raggiungere il santuario solo attraverso i due sentieri storici di “Sanmaria” e “Vocale”, ristrutturati grazie agli operai forestali di “Calabria Verde”. Infatti le strade di accesso non sono ancora percorribili.
I lavori di messa in sicurezza in realtà non sarebbero ancora finiti, come ci spiega il prefetto Antonio Reppucci, capo della commissione straordinaria che guida il comune di San Luca dopo lo scioglimento per condizionamento mafioso. «L’appalto dei lavori, finanziati con 60 milioni di euro, prevede che siano conclusi nel dicembre 2027. Ma probabilmente andremo oltre perché ci sono stati diversi problemi. Poi dovremo fare anche il ponte sulla fiumara del Buonamico. Sono stati stanziati altri 20 milioni di euro e siamo nella fase di progettazione. Ma per realizzarlo ci vorranno 3-4 anni». Attualmente fino alla località Cano si può arrivare da tre strade. «Pensavamo - spiega ancora il prefetto - che per agosto potesse essere completato il tratto di 8 chilometri che da Cano scende a Polsi. Purtroppo ci sono stati ben tre cicloni, tra i quali il famoso Harry, tra il 15 gennaio e fine aprile e poi tanta neve. Così l’impresa, che sta lavorando molto bene, si è dovuta fermare per quasi quattro mesi. Per cui il tratto tra Cano e Polsi è stato completato per metà e quindi la strada non è agibile». Un vero peccato perché assicura Reppucci, «con la strada in sicurezza si potrà arrivare al santuario in 25-30 minuti». Ricordiamo che lo scorso anno per la prima volta in 400 anni non si era tenuta la festa della Madonna della Montagna a Polsi, ai primi di settembre. Un ostacolo al percorso di cambiamento.
Il santuario è famoso purtroppo anche perché legato alla ‘ndrangheta che lì svolgeva incontri e perfino i riti di affiliazione. Da alcuni anni, grazie all’impegno del vescovo Oliva e del nuovo rettore, don Tonino Saraco, ha recuperato il suo vero valore, allontanando le presenze mafiose e con segni di forte rinnovamento, come la gestione di beni confiscati e il lavoro offerto a ex detenuti. Lo ricorda anche il vescovo. «Alla Vergine della Montagna chiediamo misericordia per l’infedeltà dei suoi figli, per gli scandali e le violenze perpetrate a danno del prossimo, perdono per il sangue versato dalle faide violente, per la dignità della persona umana offesa nei sequestri». Lo scorso anno la statua della Madonna della Montagna scese a San Luca e la festa venne celebrata nel paese. Rimane ancora lì ma, annuncia di vescovo, il Santuario sarà riaperto il 28 giugno, ma «sarà raggiungibile solo a piedi per i classici sentieri montani, che per secoli sono stati le uniche vie di accesso dei pellegrini e delle carovane».
Sarà un modo, è l’invito di Oliva, per «riscoprire una delle espressioni più belle e profonde della nostra fede: il pellegrinaggio a piedi. Per generazioni, uomini e donne hanno percorso i sentieri dell’Aspromonte che portano a Polsi. Un cammino faticoso e impegnativo, percorso da secoli dalle carovane di uomini e donne, di giovani coraggiosi che sentono il bisogno di tornare all’essenziale. È stato per molti se non per tutti un autentico itinerario spirituale. Ove ogni passo diventa preghiera, ogni sacrificio occasione di conversione, ogni incontro esperienza di fraternità. Camminando insieme s’impara a riconoscersi fratelli e sorelle ed a sostenersi reciprocamente». Anche per aiutare alle prossime scelte alle quali sono chiamati i cittadini di San Luca.
In primavera saranno nuovamente chiamati al voto dopo due anni di commissariamento per il terzo scioglimento per mafia. Ma il clima non è dei migliori, come sottolinea Reppucci, ricordando non poche elezioni del passato finite nel nulla per mancanza di liste. «Non c’è attività politica. C’è disaffezione, lontananza, pensano sempre di essere massacrati dallo Stato, hanno una visione di autocommiserazione, di vittimismo, che in parte può anche essere giustificato, però non possono sempre dire che lo Stato li ha abbandonati, perché lo Stato non ha dato a nessun comune 80 milioni come qua e altri 10 milioni per opere. Loro scontano retaggi antichi, la stagione dei sequestri, la faida, la strage di Duisburg. Ricordiamo che alcune famiglie di San Luca hanno fatto piangere altre famiglie italiane, per crudeltà e brutalità. La brutta fama se la sono conquistata grazie alle famiglie dei Vottari, Pelle, Strangio, Nirta, Romeo, Mammoliti, Pizzata».
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