Da Assisi a Bruxelles a piedi per la pace: la vacanza di Daniele è lunga 850 chilometri

L'antropologo e pedagogista di 34 anni racconta il suo cammino - ancora in corso - che è cominciato in Umbria e finirà in Belgio: «Così rispondo alla mia coscienza di uomo»
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August 20, 2026
Da Assisi a Bruxelles a piedi per la pace: la vacanza di Daniele è lunga 850 chilometri
Daniele Ventola in Francia, nei pressi di Faverges, nell'alta Savoia
A Ferragosto era a due terzi del suo cammino in nome della pace. Il nostro incontro doveva avvenire per strada, da camminatore provetto qual è. Invece, Daniele Ventola, 34 anni, napoletano, antropologo e pedagogista, oggi mentore in una scuola palermitana, lo troviamo in una tappa ristoratrice dopo settimane di cammino, nella casa di una sua amica di Ginevra prima di ripartire in direzione Bruxelles (Belgio), dove spera di giungere per fine agosto, dopo aver percorso 850 km a piedi, partendo il primo luglio scorso da Assisi -Città della Pace-, attraversando quattro stati e una decina di regioni. A Bruxelles, vorrebbe consegnare –come spera-, le “pergamene della pace” che porta nello zaino.
Se per i più questo è il tempo della vacanza, per Daniele è una esperienza da fare a piedi per promuovere il desiderio della pace. Sul perché di tanta fatica, Daniele ci dice: «Per rispondere principalmente alla mia coscienza di uomo». Un cammino complesso senza sponsor, patrocini, copertura mediatica o tecnologica. Ma solo scarpe comode e un bel po’ di pensieri da lasciare lungo il cammino. Un percorso che gli ha già chiesto un notevole sforzo fisico, scandito dalla calura di queste settimane: «Sono gli unici giorni che ho a disposizione, prima di tornare a scuola». Tempo che lui vuole dedicare a un “ideale concreto”, perseguito con un coraggio che dal 2018 al 2020, l’ha visto compiere qualcosa di ben più impegnativo: la “Via della Seta”, da Venezia alla Cina a piedi, lungo 12mila km e 13 nazioni, prima di arrendersi sul confine cinese chiuso a causa della pandemia. Oggi il suo cammino è più corto, ma non privo di significati: «Tutto è nato da un’idea condivisa con un amico, che però alla fine non se l’è sentita di partire. A quel punto mi sono domandato: perché rinunciare? Oggi, eccomi qua». Dell’originale idea a due è rimasto solo il nome del cammino “Call of Peace”, in contrapposizione voluta con il ”Call of Duty,” del richiamo alle armi americano. Esperienza che potrebbe sembrare utopistica: «L’ho messo in conto. Non a caso la mia partenza è stata dalla terra di San Francesco: utopista e seminatore di pace per eccellenza». Per questo il suo cammino è dichiaratamente ”onnipolitico e onnireligioso, perché sono le divisioni interiori che coviamo dentro, il male peggiore di ogni tempo». Lo dice da antropologo e pedagogista qual è, che «i nostri conflitti, diventano poi i conflitti del mondo» . «Schierandomi per un’azione di pace fuori dagli schemi, cerco di stimolare con cinque precise domande, le persone, le istituzioni e le associazioni che avvicino. Le cui risposte diventano poi scrittura per le pergamene e dei reel che quotidianamente posto nel mio canale social Vento della Seta Call of Peace».
La pergamena con i "pensieri di pace" raccolti lungo il cammino
La pergamena con i "pensieri di pace" raccolti lungo il cammino
A oggi, sono già una sessantina le interviste tutte con le medesime domande e infinite risposte: “Come stai vivendo questo bellicoso tempo? A che punto è l’essere umano nella sua storia? Occhio per occhio: noi siamo quello? Dove posizioneresti la pace di fronte ai conflitti? Un messaggio da affidare alle pergamene, che sono già cinque di svariati metri e in lingue diverse, con espressioni di filosofi, vescovi, magistrati, preti, sindaci, cuochi, barbieri, frati, studenti, operai, professori, mamme e figli, ecc.. Altri ancora se ne aggiungeranno lungo i 300 km che gli mancano per arrivare alla meta. Tutti da percorrere a piedi e altrettanti con i mezzi pubblici: «L’intenzione iniziale era quella di coprire l’intero cammino a piedi – confessa Daniele -, solo che mi devo confrontare con il tempo climatico, come quello che devo impiegare per produrre i video registrati strada. Fattori che mi hanno imposto dei compromessi, per giungere al primo settembre in tempo per l’inizio della scuola a Palermo, dove insegno».

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