La fuga dall'Egitto, le 50 comunità e la strada: il riscatto di Lel in Italia

Lel, 24 anni, prima dell'arrivo alla Fondazione Asilo Mariuccia, ha trascorso gran parte della sua vita nel nostro Paese passando di comunità in comunità. «Con loro ho coronato il mio sogno, oggi lavoro e non sono solo»
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August 23, 2026
La fuga dall'Egitto, le 50 comunità e la strada: il riscatto di Lel in Italia
Lel, 24 anni, è nato in Egitto e vive da anni in Italia
Lel si definisce «un ragazzo con un codice etico personale molto forte». È per questo che spesso si è allontanato dalle persone «che non gli piacevano», con abitudini «che lo avrebbero portato sulla cattiva strada». Quando hai sedici anni, però, e sei un minore straniero non accompagnato in Italia, lasciare le cattive amicizie significa uscire dalle comunità e finire per strada. «Ma il tuo assistente sociale – confessa Lel – cercherà in ogni modo di rimetterti in un’altra comunità per non lasciarti a vagabondare». Per questo, da quando ha abbandonato la sua Mansoura in Egitto per sbarcare a 14 anni in Italia, Lel ha cambiato «una cinquantina» di comunità. La maggior parte erano solo «stanze per dormire», in altre ha resistito qualche settimana. Da piccolo Lel voleva fare il poliziotto, ma a sedici anni «non vedeva un futuro» davanti a sé. È proprio in quel momento, con l’arrivo a Porto Valtravaglia in provincia di Varese, che la sua vita è cambiata. Ad accoglierlo, in una delle cinque comunità della Fondazione Asilo Mariuccia, c’erano altri minori e diversi educatori. «Ho trovato quella che potevo chiamare casa – racconta oggi, a 24 anni –. La mia fortuna è stata che da allora non sono mai rimasto solo».
La vita di Lel, tra i minori accolti a Porto Valtravaglia, scorreva tra lezioni di italiano, passeggiate nel bosco e viste mozzafiato sul Lago Maggiore. Con gli altri ragazzi condivideva un passato travagliato, le speranze per un futuro migliore e soprattutto molte regole «che lo hanno aiutato a crescere». «A Porto Valtravaglia ho potuto trovare un attimo di pace – racconta –. In quella comunità c’è veramente qualcuno pronto ad ascoltare nel momento del bisogno». Come Lel, in vent’anni di attività, altri 500 minori stranieri soli hanno condiviso le cure e i codici della fondazione Asilo Mariuccia. «La vita di un ragazzo da noi è programmata e organizzata – spiega Stefania Savona, responsabile della fondazione –. I ragazzi sono sempre assistiti dagli educatori, ma hanno anche ampi spazi di autonomia». Ed è in questi tempi, lunghi anni, che si costruisce un nuovo senso di responsabilità e appartenenza nei minori. Grazie ad accordi con il Comune, quando non sono impegnati con i corsi di italiano, i giovani stranieri di Porto Valtravaglia trascorrono gran parte dei loro pomeriggi a curare i giardini del borgo e a pulire le strade pubbliche. «In questo modo vengono anche conosciuti dalla cittadinanza – continua Savona – e, grazie a un salvadanaio interno, si approcciano al mondo del lavoro».
Molti di loro, in realtà, lavorano da anni. Lel, prima di partire per l’Italia, faceva il meccanico con suo padre «in tanti posti diversi d’Egitto», mentre sognava di diventare poliziotto. Ma a Porto Valtravaglia gli impieghi a disposizione sono altri: «È un territorio molto aperto al turismo – spiega Savona –. Ci sono alberghi, camping e ostelli. Altrimenti, i ragazzi si inseriscono nella manutenzione del verde o in supermercati, bar e pizzerie». I paesani, che hanno imparato a fidarsi di loro, non hanno problemi ad assumerli appena diventano maggiorenni. E il lavoro non manca. Tanto che Asilo Mariuccia ha aperto a Porto Valtravaglia altri laboratori di educazione al lavoro e allargato la platea dei corsi: «Oltre ai minori stranieri si rivolgono a noi anche i Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non cercano un impiego, ndr) dei paesi vicini», racconta la responsabile. Tutti vengono accompagnati almeno fino a un tirocinio e la maggior parte di loro trova il primo contratto nel giro di un anno.
Lel, però, non ha mai smesso di inseguire il proprio sogno. «Se non poliziotto, visto che non ho i requisiti in Italia, almeno vorrei lavorare nella sicurezza», ripete. Così, ha iniziato a formarsi con corsi privati e ad aggiungere qualifiche al proprio curriculum: «L’ho inviato a trecento aziende a Milano ma all’inizio sembrava che non interessasse a nessuno», chiosa. La svolta è arrivata quando un amico gli ha parlato di “Scomodo”, una giovane redazione digitale che apriva un locale a Milano: «Mi ha consigliato di fare qualche giorno di prova e dare una mano con l’apertura», racconta Lel. Da allora è passato un anno e oggi Lel è responsabile della sicurezza del locale a Milano: «Coordino dodici operatori e organizzo la squadra che gestisce la sala», ripete con orgoglio. Ma la sua prima casa si trova ancora a Valtravaglia: «Lì ho lasciato i miei ricordi e la mia famiglia italiana – conclude –. Appena posso, torno a trovarli».

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