I 15enni italiani migliorano in Scienze (di più chi è più ricco)

L'indagine Ocse Pisa scatta una fotografia aggiornata di una generazione. Pesano i divari di status socio-economico
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September 8, 2026
I 15enni italiani migliorano in Scienze (di più chi è più ricco)
Ai quindicenni italiani piace la scuola/ SICILIANI
Risultati scolastici migliori ma divari più ampi tra studenti ricchi e studenti poveri, che si salvano grazie a motivazioni più forti e a una miglior capacità di resilienza alle situazioni avverse. È la fotografia della scuola italiana scattata dall’indagine Ocse Pisa 2025, che, in Italia come in altri 91 Paesi, ha valutato le conoscenze, le competenze e gli atteggiamenti degli studenti quindicenni. In particolare, le prove somministrate ai ragazzi rilevano in quale misura gli studenti siano in grado di risolvere problemi complessi, pensare in modo critico e comunicare efficacemente.
Riguardo gli apprendimenti in Scienze, l’ambito principale di questa edizione di Pisa (gli altri due sono Matematica e Lettura), i risultati degli studenti italiani hanno mostrato una risalita rispetto al passato, attestandosi a 483 punti, rispetto ai 477 del 2022 e ai 468 punti del 2018, il livello più basso di questi ultimi anni. Praticamente, siamo tornati ai risultati del 2015, anche se restiamo molto lontani dai 494 punti dell’edizione 2012 di Pisa. Sempre rispetto a dieci anni fa, la percentuale di studenti con rendimento insufficiente (con punteggi inferiori al livello 2 di competenze) è aumentata di otto punti percentuali in Matematica e non ha subito variazioni significative né in Lettura né in Scienze. In Lettura, i quindicenni italiani hanno ottenuto risultati migliori della media Ocse (474 punti rispetto a 460). Il 76% ha, infatti, raggiunto il livello 2 o superiore, rispetto a una media Ocse del 69%. Inoltre, il 4% dei nostri studenti ha ottenuto un punteggio di livello 5 o superiore in lettura (media Ocse: 6%). «A questo livello di competenza – si legge nel rapporto - gli studenti sono capaci di comprendere testi lunghi, di trattare concetti astratti o contro-intuitivi e di distinguere i fatti dalle opinioni, prendendo spunto da suggerimenti impliciti che fanno parte del contenuto o della fonte di informazione».
A pesare, in negativo, sono i divari socio-economici e territoriali tra gli studenti. In Italia, il 37% degli studenti (la quota più ampia) si colloca nel quartile superiore della scala socio-economica a livello internazionale, il che significa che figurano tra gli studenti più avvantaggiati che hanno sostenuto la prova Pisa nel 2025. Il loro punteggio medio in Scienze è stato di 518 punti, superiore alla media nazionale di 483 punti. Inoltre, gli studenti del quartile più alto in termini di status socio-economico, in Scienze hanno superato di 80 punti i coetanei del quartile socio-economico più basso.
«Lo status socio-economico - si legge ancora nel Rapporto Pisa 2025 - è risultato un fattore predittivo dei risultati in scienze in tutti i Paesi e le economie partecipanti all'Indagine. Per l'Italia, esso ha rappresentato l’11% della variazione dei risultati in scienze (rispetto al 12% in media nei Paesi dell'Ocse). In Italia, inoltre, circa il 12% degli studenti svantaggiati ha ottenuto un punteggio nel primo quartile della scala dei risultati in Scienze. Tali studenti possono essere considerati resilienti dal punto di vista accademico perché, malgrado la loro situazione socio-economica svantaggiata, hanno raggiunto livelli di eccellenza nel campo dell'istruzione rispetto agli studenti del proprio Paese. In media, nei Paesi dell'Ocse, il 12% degli studenti provenienti da contesti svantaggiati si è classificato nel primo quartile dei risultati in Scienze nei propri Paesi».
La motivazione, infine, è un altro fattore del successo degli studenti. In Italia, il 72% degli studenti concorda o è pienamente d'accordo sul fatto di essere incuriosito da molte cose diverse rispetto al 73% registrato nei Paesi dell'Ocse. Inoltre, il 58% degli studenti ha dichiarato di applicarsi ancora di più quando il lavoro diventa impegnativo (media Ocse pari al 60%). Allo stesso tempo, appena il 18% concorda o è fortemente d'accordo sul fatto che la scuola sia stata una perdita di tempo (dato inferiore alla media Ocse pari al 24%).
«La curiosità, la perseveranza e il valore attribuito alla scuola sono spesso associate al conseguimento di risultati più elevati in Scienze – osserva l’Ocse -. In Italia, tenendo conto del profilo socio-economico degli studenti e delle scuole, un aumento di un'unità dell'indice di curiosità è associato a una differenza di 18 punti nei risultati conseguiti in Scienze, rispetto a una media di 19 punti nei Paesi dell'Ocse; un aumento di un'unità dell'indice di perseveranza è associato a una differenza di 12 punti nei risultati conseguiti in Scienze (media Ocse pari a 13 punti); gli studenti che attribuiscono un valore maggiore alla scuola e non sono d'accordo sul fatto che sia una perdita di tempo tendono a ottenere punteggi più alti in Scienze (di 24 punti) rispetto ai loro coetanei che pensano di perdere tempo a scuola (media Ocse pari a 27 punti)».

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