Gli abbracci e le risate: com'è andato il primo giorno di scuola dei feriti di Crans-Montana

Sofia, Francesca, Leonardo e Kean oggi sono tornati tra i banchi al "Virgilio" di Milano, dopo mesi di lezioni a distanza in ospedale. Lo studente: «Non mi sarei mai aspettato di essere così felice di andare a scuola»
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September 14, 2026
Gli abbracci e le risate: com'è andato il primo giorno di scuola dei feriti di Crans-Montana
L'entrata a scuola degli studenti del "Virgilio" di Milano / FOTOGRAMMA
Sofia si è sciolta in un sorriso solo a trenta minuti dall’ultima campanella, mentre scambiava qualche parola all’uscita di scuola con Francesca e le altre compagne di classe: «Sono stanca, ma felice», ha detto con voce flebile. Leonardo e Kean, invece, non hanno avuto tempo per trattenersi con gli amici: dovevano correre all’ospedale Niguarda di Milano per una visita. «È stato davvero emozionante oggi», ha commentato affaticato Kean. Leonardo, davanti al cancello del liceo, si è fermato qualche secondo per ricordare i mesi di convalescenza: «Tante volte ho immaginato questo momento quando ero in ospedale. Rivedere i miei compagni di classe dopo otto mesi è stato commovente». Sofia, Francesca, Kean e Leonardo, tutti vittime dell’incendio di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana, stamani sono tornati a scuola per la prima volta. Dopo mesi di lezioni a distanza, i compagni della IV D dell’indirizzo di Scienze umane li hanno accolti con messaggi di affetto affidati a cuori di carta appesi all’uscita e abbracci calorosi. «Erano tutti felicissimi di rivederci – continua Leonardo –. Tutti con il sorriso. E io ero così contento: non mi sarei mai aspettato di essere felice di andare a scuola».
All’entrata, i quattro ragazzi sono stati accompagnati da un furgoncino bianco del padre di Leonardo, che li ha portati tutti verso un ingresso secondario. Un po’ per sfuggire alla tradizionale ressa all’ingresso del primo giorno, un po’ per evitare le domande dei giornalisti. Ma, un minuto dopo l’altro, tutto è scivolato «verso una nuova normalità», come l’ha definita Leonardo. In classe, dove sono entrati con i genitori e la dirigente scolastica, hanno trovato «sedie comode e adatte alle loro contusioni», piazzate l’una accanto all’altra come avevano chiesto nei giorni scorsi ai compagni. La loro aula è stata spostata dai piani superiori dell’istituto a un piano rialzato, per salire meno scale possibili. E, tra i banchi, sono stati portati due ventilatori per abbassare la temperatura, come richiesto dalle ustioni sulla pelle degli alunni. Ad accoglierli alla prima ora, cominciata alle 9.15 con qualche minuto di ritardo, è stata la docente di filosofia. Poi, subito, l’intervallo. «Ho visto i ragazzi della IV D in corridoio – ha raccontato Enrico Miascotti, insegnante di Scienze naturali in altre sezioni –. Erano circondati da compagni e altri studenti, c’era un clima di festa. Si respirava ovunque la gioia del loro ritorno».
Francesca, che è stata l’ultima a essere dimessa a fine agosto dal Niguarda con ustioni sul 70% del corpo, da mesi pensa al ritorno alla sua vita di sempre, circondata dagli amici. «Ieri sera (domenica sera, ndr) erano a dormire a casa nostra anche Sofia e altre due loro compagne – raccontano i genitori di Francesca, Marilisa e Stefano –. Volevano tenersi compagnia prima dell’inizio della scuola e arrivare tutte insieme». Per lei, il rientro è stata una impresa. Nei lunghi mesi di ricovero, aveva perso tra i 15 e i 16 chilogrammi: «Non ci aspettavamo che in trenta giorni potesse riprendersi in questo modo – continuano i genitori –. Lei vorrebbe fare tutto subito, perché è una forza della natura, ma non è possibile». Per il momento, infatti, le sue giornate scorreranno tra lunghe sessioni di fisioterapia, medicazioni, studio e uscite con le amiche. Ma anche la sua «nuova normalità» dipenderà dalla velocità di guarigione: «Lei vorrebbe fare tutto subito, ma dobbiamo capire se riuscirà a sostenere cinque o sei ore a scuola ogni giorno – concludono i genitori –. La sua voglia di fare è grandissima».
All’uscita, Francesca e Sofia sono rimaste a parlare a lungo con le loro compagne di classe. Le stesse che le hanno sostenute negli scorsi mesi. «Sono un gruppo unito in tutto quello che fanno. Da quando sono uscite dall’ospedale, non si sono lasciate mai – racconta sorridendo Filomena, madre di Sofia, arrivata al “Virgilio” per accompagnare la figlia a casa –. Sono anche la nostra forza: se oggi siamo felici e non siamo abbandonati allo sconforto è solo grazie a loro».
La scuola, dal canto suo, ha promesso di fare il possibile per venire incontro alle esigenze delle quattro vittime del rogo di Crans-Montana. Il loro rientro, di fatto, sarà graduale e dettato dalle condizioni di salute e dalle indicazioni dei medici. «Oggi riparte il loro percorso in presenza – ha commentato il vicepreside Mario Secone –. Speriamo che riescano a restare il maggior tempo possibile». Ma, per venire incontro alle esigenze quotidiane, il “Virgilio” intanto ha messo a disposizione anche tablet e registratori per chi non riuscirà a prendere appunti a mano. «La nostra è una scuola che si è sempre distinta per la cura che ha dei ragazzi – concludono i genitori di Francesca –. L’accoglienza oggi è stata unica».
I quattro banchi vuoti, dunque, al "Virgilio" non ci sono più. Ma in altre scuole lombarde non è così. È il caso del liceo “Moreschi” di Milano, dove studiava Chiara, del liceo delle Orsoline, dove studiava Achille, e della scuola internazionale di Como, frequentata da Sofia. Tutti e tre sono morti, all’età di 15 e 16 anni, nell’incendio del Le Constellation. «Vedere mio figlio tornare a scuola è stata una emozione grandissima - racconta Elisabetta, madre di Lorenzo, ferito del rogo di Crans-Montana e compagno di classe di Sofia, morta nel rogo -. Lui era felicissimo. Se pensiamo alla disperazione da cui eravamo partiti, oggi il nostro sorriso si allarga». Suo figlio, impegnato nell'associazione delle vittime di Crans-Montana, nei prossimi mesi frequenterà molte scuole per diffondere la cultura della sicurezza. «Andrà insieme ad altri superstiti a spiegare a tutti cosa ha vissuto - conclude la madre - perché non succeda di nuovo niente di simile».

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