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Quelle «previsioni» che dicono molto di noi

Gigio Rancilio venerdì 7 gennaio 2022
Non è mai facile fare previsioni. Chiedetelo a Martin Cooper. Era il direttore della sezione Ricerca e sviluppo della Motorola. L'inventore del primo telefono cellulare. Quando in un programma tv gli chiesero una previsione sul successo di quegli apparecchi che allora costavano migliaia di dollari e pesavano oltre due chili, disse: «Penso che i telefoni cellulari non potranno mai sostituire quelli fissi». Chiedetelo a Steve Ballmer. Era l'amministratore delegato della Microsoft, quando la concorrente Apple lanciò nel 2007 il primo iPhone. «È troppo caro. Non ha speranze di guadagnare fette significative di mercato» disse ai giornalisti. Da allora ad oggi Apple ha venduto quasi 2 miliardi di iPhone.
Chiedetelo a Robert Metcalfe di 3Com, il coinventore dell'ethernet, la tecnologia delle reti dati che usiamo a casa o al lavoro. Nel 1995 dichiarò: «Internet ben presto esploderà». Non solo non è successo, ma ogni giorno Internet è sempre più grande e indispensabile. Chiedetelo a Steve Chen, l'uomo che ha creato YouTube. A chi gli chiedeva cosa si aspettava dalla sua creatura, rispose: «Non lo so. Non ci sono così tanti video che mi piacerebbe guardare in Rete». Poi la vendette a Google. E sappiamo com'è andata.
Lette oggi ci sembra impossibile che certe affermazioni siano state pronunciate, tanto più da persone che avevano ruoli importanti nel mondo digitale. Com'è stato possibile?
Prima di provare a rispondere, permettetemi di fare un esempio di segno totalmente diverso. Non riguarda la tecnologia, ma la pandemia che stiamo vivendo. Probabilmente lo conoscete già. Sto parlando del film Contagion del 2011, diretto da Steven Soderbergh, con Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow e Kate Winslet. Racconta la diffusione di una malattia nuova e letale, causata da un virus trasmesso da goccioline respiratorie. Racconta di un paziente zero cinese, di pipistrelli che trasmettono il contagio, di gente senza scrupoli che inventa notizie false per fare soldi, di corse ai vaccini, della sofferenza dei malati, di persone che inventano cure inefficaci al solo scopo di farsi notare, di paura e isteria, di dolore, di scontri e di morte. E mentre sullo schermo passa tutto questo, viene spontaneo chiedersi: come hanno fatto a immaginarlo ben otto anni prima della pandemia da Covid 19?
Una spiegazione c'è. E vale per le previsione tecnologiche sbagliate come per la “preveggenza” di questo film. Tutto ha a che fare col nostro modo di leggere la realtà. Secondo gli esperti, uno degli errori che facciamo è che spesso non rimettiamo nel loro contesto ciò che leggiamo o vediamo, ma tendiamo a considerarlo sempre riferito al nostro presente e legato ai dati che possediamo oggi.
Certo, alcune frasi che abbiamo riportato sono pienamente errate. Altre invece sono state estrapolate da ragionamenti più ampi che le giustificavano almeno in parte, mentre altre ancora sono state corrette poco dopo dai loro autori ma non è bastato per farle sparire.
Tutti noi, almeno una volta nella vita, siamo stati Metcalfa o Gates o Moore. E anche se spesso ce lo dimentichiamo almeno una volta siamo stati Soderberg. Il quale non ha previsto nulla della nostra pandemia, ma ha solo fatto un film ispirato all'epidemia di SARS del 2002-2004 e alla pandemia influenzale del 2009-2010. Solo che quelle epidemie ce le siamo dimenticate e quindi per noi ciò che vediamo sullo schermo riguarda solo questi ultimi due anni.