Opinioni

Fermatevi, fermiamoli: un appello per chi «incendia» e chi «appende»

Marco Tarquinio martedì 11 settembre 2018

Caro direttore,
in una tra le piazze centrali di Torino è apparsa un’immagine con Salvini ritratto a testa in giù: chiara allusione allo spettacolo di un piazzale Loreto di settantatré anni orsono, con il neanche tanto sottinteso invito a (o proposito di) ripetere ciò che sporcò, con gesti barbaramente impietosi, la sacrosanta indignazione popolare per le infamie commesse durante il ventennio fascista e accentuatesi nel corso del biennio della repubblica sociale alleata dei nazisti da cui ci si era finalmente liberati. Proprio chi registra con crescente preoccupazione e assoluta condanna i germi di xenofobia instillati nella popolazione da certe parole del leader della Lega e più ancora le minacce, anche fisicamente muscolari, apertamente pronunciate da qualche suo seguace, ha il dovere – io credo – di esprimere una altrettanto preoccupata e assoluta condanna per “imprese” come questa, a loro volta allucinanti contributi a una spirale ammorbante che sta montando nel Paese rischiando di travolgere anche i più elementari sentimenti di umanità. Fermatevi tutti!

Mario Chiavario Professore emerito di Procedura Penale Università di Torino

Ha ragione, caro e illustre professor Chiavario, è molto grave e merita vasta riprovazione lo sberleffo atroce contro Matteo Salvini. E il suo appello è sacrosanto. Lo sottoscrivo, anche perché lei fa benissimo a rivolgere proprio a tutti quel suo appassionato e urgente «fermatevi!». Fa bene a rivolgerlo allo stesso ministro dell’Interno, che purtroppo continua a eccitare, a “legittimare” e, spesso, addirittura a incendiare propagande ignobili e comportamenti inaccettabili contro cittadini di origine straniera e cittadini italiani (ed europei) impegnati in azioni e opere di solidarietà con i più poveri. E fa bene a rivolgerlo con speciale severità agli ignoti (ma non troppo) che quel capo di partito e uomo di governo, con beffarda minaccia, hanno ritratto a testa in giù, evocando per lui il triste e disumano trattamento riservato, dopo la liberazione di Milano, al corpo senza vita di Benito Mussolini, colui che era stato a capo della lunga dittatura fascista e aveva guidato per conto di Hitler i repubblichini di Salò. Dunque, caro amico, condivido il suo appello, e le preoccupazioni che lo hanno suscitato. Ma le confesso che non ho gran fiducia che ci sia, ora, negli uni e negli altri intenzione e interesse ad ascoltare e accogliere spontaneamente questo sobrio eppure sferzante richiamo al dovere di onorare, nel “fare politica”, un minimo impegno di civiltà. Gli antagonisti a prescindere, infatti, sono felici di avere un bersaglio come il senatore Salvini che cerca e offre sempre nuovi motivi di polemica e di scontro per portare sino in fondo la contestazione contro lo Stato e contro le sue istituzioni. Il ministro-capopartito punta, a sua volta, apertamente a radicalizzare sempre più posizioni e divergenze, e a deistituzionalizzare la battaglia politica, riducendo il campo di chi gli si oppone alla “riserva indiana” dei senza legge e senza morale. Non è così. Non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a un’indecente caricatura della dialettica politica e al cozzo tra diverse eppure paradossalmente convergenti disumanità. Questa china è orribile e rovinosa, e non vogliamo farci trascinare lungo di essa. Se non si fermano loro, fermiamoli noi. Facciamoglielo capire: con la ragione, il civile dissenso, l’umanità, il voto...