Opinioni

Verso una «Costituente delle idee». Cattolici e politica: partire dalla domanda

Ernesto Preziosi sabato 19 dicembre 2020

Caro direttore
è un dato di fatto che, dalle ultime consultazioni politiche, e più ancora in questi ultimi mesi, nell’area cattolica si siano moltiplicate iniziative, rivolte a un impegno politico diretto. Esperienze diverse, locali e nazionali, liste e associazioni civiche che si richiamano all’ispirazione cristiana, in qualche caso esplicitamente alla dottrina sociale e si presentano con differenti caratteristiche costituendo tanti frammenti difficilmente riconducibili in un disegno unitario. Questa frammentarietà è frutto di una condizione plurale che in sé è una ricchezza.

D’altra parte, la periodica ripresa del dibattito sulla possibilità di costruire un soggetto di ispirazione cristiana o sulla opportunità- possibilità di agire all’interno di contenitori plurali, dice della necessità di venire a capo di una situazione che presenta margini di incertezza. Talvolta sembra tutt’altro che assimilata la lezione di fondo del cattolicesimo politico, che mette insieme la stagione sturziana con quella degasperiana e che consiste nella laicità della politica, nella sua autonomia, nella necessaria mediazione della stessa. Tra gli aspetti problematici circa la presenza dei cattolici in politica vi è un difetto di cultura che ha fatto perdere per strada alcuni fondamentali, frutto della dottrina e dell’esperienza politica del cattolicesimo novecentesco.

D’altra parte, la nascita di numerose esperienze denuncia, indirettamente, la sordità di quei partiti che vorrebbero presentarsi come plurali, ma nella prassi sono chiusi a un apporto di culture, di idee e proposte e non rinunciano a qualche scivolone laicista. Partiti plurali o agnostici? Dove i gruppi dirigenti si blindano più che sviluppare un progetto-Paese che consenta di allargare la partecipazione. Guardando varietà e ricchezza di esperienze sorge la domanda: come favorire un percorso che le metta in comunicazione, a partire proprio dal radicamento delle singole realtà?

Come realizzare nel campo politico (non prepolitico) una messa in rete, un raccordo? Il punto che più interessa non riguarda tanto o principalmente le risposte che si vanno proponendo, quanto la domanda cui si deve rispondere. Sullo sfondo infatti sta il Paese e la sua domanda di politica. È una domanda che viene anche da una parte consistente del mondo sociale di matrice cristiana e che è dispersa fra il non voto e la delusione di appartenenze partitiche che si sono rivelate insufficienti e inadeguate nella capacità di offrire una visione. È in sostanza una domanda di buona politica con cui dobbiamo misurarci, la quale non è esclusiva della sensibilità cattolica, ma si riflette dentro la rete associativa e vitale di un cattolicesimo italiano che è parte del Paese e partecipa delle sue dinamiche.

Di qui l’urgenza di un lavoro culturale che esprima la volontà di leggere in profondità, di elaborare contenuti politici, proposte comprensibili e condivisibili e, insieme, la capacità di mettere in campo persone credibili in grado di formare un gruppo dirigente. Occorre avere il coraggio di pensare e la necessaria pazienza che significa capacità di ascolto, di dialogo, attenzione a quanto si muove. Occorrono un atteggiamento di stima reciproco e l’offerta di una risposta 'alta', di una visione politica che, ispirata anche al magistero, possa essere percepita e accolta da tanti per la sua bontà e per la qualità delle persone.

È nel tentativo di contribuire ad articolare questa risposta che, in occasione della quarta 'Costituente delle Idee' che terremo sabato 9 gennaio prossimo, vorremmo rilanciare la proposta di un 'Forum' che potrebbe anche diventare permanente, per confrontarsi su alcuni temi dell’agenda politica puntando a costruire una piattaforma progettuale, una convergenza sui contenuti più e prima che sui contenitori. Contatti sono in corso per definire la proposta. È forse un modo tra gli altri in cui, nel rispetto di un pluralismo che è ricchezza, i cattolici possono operare ed essere segno di un’unità dialogante verso quella 'amicizia sociale', quella 'migliore politica posta al servizio del vero bene comune' cui ci chiama papa Francesco.

Responsabile di Argomenti2000