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Inchiesta a Milano. Il giallo dei miliziani libici curati segretamente in Italia

Nello Scavo domenica 26 gennaio 2020

L'Ospedale San Raffaele

L’agenzia di tutela della salute della Regione Lombardia (Ats) ha avviato alcune ispezioni per capire se siano stati sottratti posti letto al Sistema sanitario nazionale, per far spazio a decine di combattenti libici feriti in battaglia e curati a Milano. Un intrigo internazionale su cui indaga la procura, che deve districarsi tra servizi segreti di svariati Paesi ed accordi tra Stati, i cui contenuti non sono mai stati resi noti.

I controlli sono in corso da quando si è appresa della 'sparizione' di due cittadini libici indagati per l’accoltellamento di un connazionale in un albergo vicino all’ospedale San Raffaele, dove i tre erano ricoverati sulla base di un’intesa tra l’ambasciata di Tripoli e il gruppo San Donato per la cura di feriti di guerra, impegnati dalla parte del governo del premier al-Sarraj.

«Nessuna limitazione di assistenza ai pazienti né sottrazione di risorse al servizio sanitario nazionale da parte del gruppo San Donato». È quanto si legge in una nota del gruppo ospedaliero in relazione alla notizia, rivelata in questi giorni da 'La Stampa' e il 'Corriere della Sera'. Il gruppo ospedaliero, si apprende, da quasi un anno cura combattenti libici che, a spese delle autorità di Tripoli, vengono portati a Milano per essere curati e, se guariti, rimandati a combattere.

La procura di Milano e la Digos vogliono chiarire quali autorità italiane abbiano dato il via libera all’accordo sulle cure e come sia stato monitorato il flusso di libici portati in Italia con regolare visto. Tra essi vi sarebbero appartenenti ad alcune delle più famigerate milizie, comprese quelle accusate dall’Onu di gravi violazioni dei diritti umani, di abusi sui migranti e di vari crimini. Chiarimenti dovrebbero arrivare dal Ministero degli Esteri e dall’ambasciata italiana a Tripoli.

Gli inquirenti hanno sentito anche il console libico a Milano e il personale sanitario, oltre a un medico libico coinvolto nel 'corridoio umanitario sanitario', oltre agli agenti di polizia intervenuti dopo che il libico accoltellato si era presentato al pronto soccorso del San Raffaele.

Dai primi accertamenti sembrerebbe che dopo essere stati denunciati, i due feritori siano stati prelevati da personale diplomatico di Tripoli, accompagnati in auto a Roma e da qui messi su un volo verso l’estero. I due, però, dovevano restare a disposizione degli investigatori italiani che, indagando sul ferimento, hanno scoperto la presenza di decine di combattenti libici arrivati a Milano in questi mesi.

Le autorità consolari libiche sostengono che il rimpatrio immediato sia stato attuato perché i due, Hassan Errahim e Mohamed Aleiwa, aggredendo il connazionale Mohammed Abdulhafith (ammesso che si tratti dei nomi autentici), abbiano avuto un comportamento incompatibile col progetto di cura e riabilitazione. Gli investigatori non escludono che, invece, si siano volute proteggere informazioni sensibili facendo sparire due dei protagonisti dell’intrigo. A quanto si apprende, analoghi accordi sono attivi anche con ospedali di Tunisia, Turchia e Giordania. Più volte in questi mesi Radio Radicale aveva tracciato e segnalato - senza mai riuscire ad ottenere chiarimenti - il viavai di aerei ambulanza dalla Libia verso l’Italia. Ora appare più chiaro il perché.