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Scenari. Guerra ai libri, nel 2022 la censura torna alla carica

Roberto Cicala mercoledì 18 maggio 2022

Anticipiamo parte del saggio introduttivo a Guerra ai libri. Casi editoriali di censura EEducatt, pagine 132, euro 9,00) di Roberto Cicala. Il libro avrà due anteprime: in Università Cattolica a Milano domani alle 17.30 (via Necchi 9), con interventi di studenti provenienti da Stati dove la censura è viva, come Russia, Cina e Siria; al Salone del libro di Torino venerdì con Roberto Cicala e Mario Baudino.

«Se ti concentri su cinque passaggi hai l’oscenità. Se allarghi il tuo punto di vista e leggi l’opera nel suo insieme hai Amatissima di Toni Morrison», ha dichiarato a inizio 2022 Deborah Caldwell-Stone, direttrice dell’American Library Association di fronte alle ondate di richieste di censura che scuole e biblioteche stanno ricevendo negli Usa per libri come il romanzo della prima afroamericana a vincere il premio Nobel, dovute a un certo tipo di politica aggressiva di controllo della didattica a cura di genitori riuniti in gruppi social. Non è un caso isolato la storia cruda di Beloved, come recita il titolo originale della Morrison, anche se nel libro l’amore è maltrattato come i corpi dei neri schiavizzati e salvato soltanto da quello della schiava protagonista verso i suoi figli, persi uno alla volta. Infatti la classifica stilata dall’associazione delle biblioteche statunitensi ha censito nell’ultimo anno 156 tentativi di censura che hanno colpito 273 libri. Riguardano sia volumi considerati razzisti che classici come Uomini e topi di John Steinbeck e Il buio oltre la siepe di Harper Lee, fino al graphic novel Maus premiato con il Pulitzer, vietato per volgarità con una replica ironica dell’autore, Art Spiegelman, che si è ispirato all’esperienza dei genitori durante la Shoah disegnando gli ebrei come topi e i nazisti come gatti: «Forse vogliono un Olocausto più carino». L’attualità della censura nella triste primavera del 2022 segnata dall’invasione russa dell’Ucraina è così testimoniata da una guerra parallela alle parole che mina la libertà di espressione di chi si industria per non farsi colpire e azzerare, usando anche la tecnologia di blockchain e videogiochi per diffondere le notizie e i termini proibiti 'guerra' o 'invasione'. È indicativo che siano i giovani a voler capire il fenomeno della censura per sventare il rischio della generalizzazione, in tempo di politically correct, di cancel culture, di denigrazione del mondo Lgbtq. Lo fanno con una schedatura di casi specifici raccolti dal Laboratorio di editoria dell’Università Cattolica sotto il titolo Guerra ai libri. Dal Piacere di D’Annunzio per i 'personaggi poco virtuosi' fino addirittura a Harry Potter (perché inneggerebbe alla stregoneria!) è sempre indispensabile individuare l’autorità che esercita la forza coercitiva e analizzare i meccanismi di controllo, preventivi (basti pensare ai 'privilegi' della Francia borbonica che certificava autori e tipografi più degni per sorvegliarli e reprimerli) o successivi. E potremmo azzardare ad aggiungerci il mercato, anche grazie a tecnologia e algoritmi, quale nuova autorità che giudica e seleziona (Kundera si è lamentato di rimaneggiamenti di un editore inglese per soddisfare ipotetici gusti del pubblico). D’altra parte la libertà non può essere un ordine senza vincoli né limitazioni e non può essere mai un’esperienza del tutto condivisa o facile in una vera democrazia, come abbiamo sperimentato durante il Covid. L’idea geniale di Orwell del 'Grande fratello' in 1984 continua a essere avvincente e inquietante con lo slogan 'La libertà è schiavitù', con riflessi nella realtà, e anche l’autore di Fahrenheit 451, Ray Bradbury, ha scritto il romanzo sapendo che il rogo dei libri non appartiene soltanto alla letteratura fantascientifica, senza dimenticare che Ballantine Books ha pubblicato edizioni del romanzo cancellando termini come 'inferno', imprescindibile in un libro sui roghi di coscienza di una civiltà. Resta allora lo sconcerto di fronte alle notizie di caccia alle streghe provenienti dagli Usa che sono la patria del Primo emendamento scritto contro leggi «che limitino la libertà di parola e di stampa». Il rischio è demonizzare, segregare, eliminare e dimenticare, come avviene per la protagonista di Amatissima della censurata Toni Morrison: «Non era una storia da tramandare. Si dimenticarono di lei, come si fa con un brutto sogno».