Un premio in memoria di Antonio Picariello, scienziato e uomo di fede

Morto nel 2020 a 55 anni, docente alla Federico II, diacono permanente e impegnato nella Caritas e nel Banco Alimentare, gli sono intitolati alla memoria tre premi di laurea
March 31, 2026
Un premio in memoria di Antonio Picariello, scienziato e uomo di fede
«La partenza del diacono Antonio Picariello ha lasciato un vuoto in tante persone che ora imparano l’arte difficile di custodire la memoria, di affacciarsi sul mistero della vita e della morte, di ricordare, di essere insieme nel dolore e nella speranza». Così si esprimeva il vescovo di Avellino Arturo Aiello, nel giugno di sei anni fa nel dare l’ultimo saluto a un genio dell’informatica – senza l’aria di esserlo – che aveva scelto di mettere le sue straordinarie qualità, umane innanzitutto, al servizio della chiesa e dei più poveri. Colpito da un aneurisma a 55 anni, nel pieno della sua carriera, per lunghi giorni, in piena epoca Covid, tanti amici si erano stretti insieme alla famiglia, collegati in preghiera, per chiedere la salvezza della sua vita, dandosi più volte appuntamento online. Una catena umana che portò alla luce la poliedricità del suo impegno: docente alla Federico II a Napoli, ma implicato anche nell’avventura del Banco Alimentare campano a Salerno, e della Mensa dei poveri gestita dalla Caritas, ad Avellino, sua diocesi di provenienza. E così il vescovo Aiello, nel dargli l’ultimo saluto aveva sottolineato che «la sua morte prematura e trascinata per giorni e giorni sul confine tra cielo e terra, aveva messo a dura prova la fede che si è scontrata con una preghiera corale e insistente che non ha trovato esaudimento». E aveva evocato quella sorta di “rimprovero a Dio” che un papa oggi santo, Paolo VI, pronunciò ai funerali di Aldo Moro: «Tu non hai ascoltato la preghiera…». Sei anni dopo, però, si può dire che l’auspicio del presule di «custodirne la memoria» non è andato smarrito.
Ogni anno, ed è la quinta volta, vengono assegnati tre premi di laurea alla sua memoria, e la cerimonia di conferimento porta alla luce i buoni frutti, in opere e avventure umane, scaturite in tutto o in parte dall’impegno del docente originario di Montefredane in provincia di Avellino. Lo chiamavano tutti “Picus”, e così lo chiamano tuttora, soprannome acquisito per il pregio della brevità e per l’esigenza di distinguerlo essendo il suo un cognome molto diffuso dalle sue parti. Una sorta di “nome di battaglia” per gli universitari di Comunione e Liberazione a Napoli, di cui fu il responsabile, alla fine degli anni Ottanta.
I suoi 55 anni, a scorrere la sua biografia sono stati davvero pieni, arricchiti da una pienezza che gli scaturiva da una fede viva. Ricordato dalla moglie Gerarda, docente di lingue, e dalle tre figlie Ilaria, Susanna e Miriam come un padre premuroso e presente, vien da chiedersi come questo sia stato possibile visti i suoi impegni accademici, visto il suo lavoro nel volontariato, e gli impegni legati al suo diaconato. Incombenze peraltro legate a luoghi diversi, eppure non lo ricordano mai ansioso o di fretta soprattutto nei rapporti umani. In università innanzitutto. La ricerca scientifica, sua grande passione, è stata incentrata sull’ideazione e sulla progettazione di Sistemi di Big Data Analytics. In anticipo sui tempi si è dedicato a discipline come le tecniche di Machine Learning e di intelligenza artificiale, presagendone le enormi prospettive. Si può dire che il suo più grande merito, al riguardo, è stato l’aver portato in un ambito scientifico oggi al centro delle preoccupazioni della Chiesa e delle istituzioni per la sua potenzialità di disumanizzazione e omologazione, un tasso di umanità e di attenzione ai più deboli che ha tanto oggi da insegnare a chi ci fa i conti quotidianamente. Tutti noi, praticamente, per come sono andate evolvendo le cose in questi sei anni da cui “Picus” non c’è più.
E il risultato tangibile di questo approccio originale alla materia è stata la sua capacità di scoprire fra i suoi allievi, non necessariamente i più ambiziosi o i più intraprendenti, delle potenzialità che hanno dato frutto. Il professor Vincenzo Moscato, ordinario al dipartimento di Ingegneria elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione si definisce il primo studente di dottorato del professore Picariello. «Lui mi ha “cresciuto” ed è grazie a lui che io sono qui, mai avrei pensato da solo di poterci arrivare». È stato lui a coordinare, nella biblioteca storica di ingegneria a Piazzale Tecchio a Napoli, l’ultima cerimonia di conferimento dei tre premi di laurea, destinati a studenti particolarmente meritevoli, individuati dentro una fascia Isee. L’iniziativa è sostenuta dal Banco Alimentare della Campania e dal Cini, Consorzio inter-universitario nazionale per l’informatica. «Una persona straordinariamente normale», lo definisce Roberto Tuorto, direttore generale del Banco Alimentare campano, che ha la sua sede a Fisciano, in provincia di Salerno. «Il nostro compito è dare da mangiare a chi non ce la fa, ma l’insegnamento che Picus ci ha lasciato è che non di solo pane vive l’uomo, e tramite un bisogno primario al quale cerchiamo di venire incontro noi riusciamo a incontrare un bisogno di umanità, di felicità, e il suo sorriso, che portiamo sempre con noi, ci ricorda proprio questo».
Il suo impegno ha riguardato, come detto, per grande parte della sua carriera scientifica – come testimoniato dalle personali numerose pubblicazioni e dai progetti gestiti, nonché da alcuni brevetti internazionali ottenuti in collaborazione con l’University of Maryland – le problematiche di analisi dei dati multimediali. E dagli Usa si collega sempre, ogni qual volta viene ricordato il professor Picariello un suo grande amico e allievo, l’ingegner Salvatore Francomacaro che proprio dalla collaborazione con lui ha avviato una brillante carriera negli Usa all’interno del Department of commerce.
Ma Antonio Picariello, che è stato socio fondatore e componente del direttivo della Associazione “Banco Alimentare della Campania Onlus”, da diacono permanente della diocesi di Avellino è stato anche un punto di riferimento delle opere sociali della diocesi promosse dalla Caritas, socio fondatore e vice-presidente del Centro di Solidarietà di Avellino, che opera dal 2000 a favore di inoccupati e persone in stato di bisogno; ha dato il suo costante apporto alla “Mensa dei poveri” della diocesi di Avellino e fra l’altro – mettendo insieme le due “passioni” - ha ideato e progettato la piattaforma informatica “Carità in Rete”, attraverso la quale è stato possibile gestire la distribuzione periodica di pacchi alimentari agli utenti in stato di bisogno, segnalati dai Centri di ascolto della Caritas.
L’ultima iniziativa da lui fortemente voluta è stata dedicata al suo paesino natale, in cui ha sempre abitato con la sua famiglia, l’ideazione del Centro di ascolto della Caritas di Montefredane. «Dentro tutto questo c’è un aspetto che colpisce chi lo ha conosciuto: la profonda unità della sua persona. Antonio, Picus per gli amici degli anni universitari, si poneva davvero alla pari, sempre disponibile e sorridente, mai supponente, nei confronti di tutti i suoi interlocutori, dal più importante degli accademici della Federico II, dove insegnava, al più umile degli indigenti che intercettava nel suo Centro di ascolto, rendendo davvero carnale quella attenzione per le periferie esistenziali, tanto cara a papa Francesco. I premi di laurea per studenti meritevoli e bisognosi, sono forse una sintesi appropriata del suo percorso di fede e di vita», così lo ricorda Gianluca Troncone, suo “braccio destro” in vita, compaesano di Montefredane, e oggi “custode” della sua memoria. Dal vescovo Aiello un pensiero ai suoi cari che sopportano da sei anni un vuoto incolmabile: «Prega per la tua famiglia che anche stasera attenderà lo stridore del cancello, il rumore della portiera in garage, il tuo passo nelle scale, la chiave nella toppa, la porta che si apre sul tuo sorriso illuminante… Invano? No, Antonio, è tutto meravigliosamente vero per te e drammaticamente vero per noi».

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