Lo smartphone ha cancellato i 90 minuti: è il Mondiale degli highlights

Da rito collettivo a flusso infinito di clip, notifiche e meme: il calcio scopre la logica dello scrolling. Troppe partite: il pubblico televisivo preferisce le sintesi in pillole
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June 25, 2026
Lo smartphone ha cancellato i 90 minuti: è il Mondiale degli highlights
La rete di Budimir nella vittoria della Croazia contro Panama/Reuters
È finito il tempo scandito dal rintocco del fischio d’inizio, dal silenzio delle piazze svuotate, e dal divano condiviso come altare laico di un rito collettivo. Oggi, nell'estate del primo Mondiale a 48 squadre e 104 partite complessive, quell’altare sembra un reperto archeologico. La cattedrale del calcio non ha più soltanto le pareti di cemento degli stadi nordamericani, e nemmeno i confini definiti del vecchio tubo catodico o dello schermo piatto in salotto. È diventata uno spazio fluido, parcellizzato, quasi gassoso. Il Mondiale si è trasferito dentro i confini infiniti di uno smartphone, trasformandosi da blocco unico di 90 minuti in un flusso incessante di clip brevi, notifiche in tempo reale, meme e statistiche predittive. L’economia dell’attenzione ha travolto il gioco più bello del mondo. Affrontare la visione di 104 partite in tv è un’impresa titanica anche per l’appassionato più incallito. Di fronte a questa iper-offerta, il pubblico – in particolare la Generazione Z e i Millennials – ha attuato una completa mutazione del modo di consumare l’evento: il calcio non si guarda più per intero, ma si “frequenta” in modo liquido.
Lo confermano i dati globali sui consumi media. Secondo recenti studi di McKinsey e i report Nielsen sul comportamento dei consumatori sportivi, oltre il 45% dei tifosi sotto i 25 anni dichiara di non guardare quasi mai una partita di calcio intera per 90 minuti, preferendo una fruizione “multitasking”. Durante lo svolgimento del Mondiale, il 72% dei Millennials e l’81% della Gen Z utilizzano un secondo schermo (solitamente lo smartphone) mentre la partita è in corso in tv. Ma il vero sorpasso è strutturale ed economico: il valore dei diritti televisivi tradizionali di questo Mondiale incassati dalla Fifa (circa 3,92 miliardi di dollari) ha superato quello delle vendita dei biglietti stadio (la stima è di circa 3 miliardi di dollari), ma vede i tassi di crescita più alti nei segmenti legati alle piattaforme di streaming e alle licenze per le clip sui social. L’attenzione digitale è il vero oro del torneo. Piattaforme come TikTok, YouTube Short e Instagram Reels registrano volumi di interazione che superano di gran lunga i dati d'ascolto delle emittenti tradizionali. Durante le prime fasi di questo Mondiale, si stima che i video brevi legati ai gol, o alle reazioni dei calciatori, abbiano generato oltre 15 miliardi di visualizzazioni complessive nelle prime due settimane. Un dato che chiarisce come l'evento non sia più circoscritto allo stadio: la partita vera si gioca nella capacità degli algoritmi di intercettare lo sguardo dell'utente nei dieci secondi successivi a un calcio di rigore.
Questo fenomeno di frammentazione non è però solo figlio delle abitudini del pubblico; è incentivato dalla struttura stessa che il calcio ha assunto negli ultimi anni. L’introduzione massiccia della tecnologia ha modificato il Dna del tempo della partita. L’avvento del VAR, l'introduzione del fuorigioco semiautomatico e i recuperi extralarge hanno trasformato la fluidità del gioco in una struttura a blocchi. La partita di calcio somiglia sempre più a un insieme di segmenti d'azione separati da pause, analisi video e conciliaboli arbitrali. E cosa fa il tifoso moderno in quei due, tre minuti d'attesa in cui l'arbitro fissa lo schermo a bordo campo? Prende in mano il cellulare. Cerca sui social l’andamento dei commenti, guarda il replay caricato da un utente in tribuna dall’altra parte del mondo, controlla le statistiche dei “gol attesi” (Expected Goals) aggiornate in tempo reale sulle app. Il tempo morto della decisione tecnologica diventa il tempo vivo dell’interazione digitale.
Questa transizione sposta l'asse valoriale dello sport da un’esperienza comunitaria a una solitaria e personalizzata. Il rito del Mondiale si è storicamente fondato sul concetto di contemporaneità condivisa: nello stesso istante, milioni di persone provavano la medesima emozione. Oggi la fruizione è asincrona. La partita si sfiora appena, spesso tre ore dopo la fine del match, attraverso gli highlights, una rassegna di meme, i commenti di uno streamer su Twitch e la sintesi dei momenti salienti. Il valore economico si è spostato di conseguenza. Lo stadio non è più solo il luogo fisico in cui si produce lo spettacolo, ma lo sfondo per la creazione di contenuti. I ricavi da biglietteria passano in secondo piano rispetto alla monetizzazione dei dati degli utenti che seguono il torneo da remoto. Sapere cosa fa un tifoso mentre guarda la partita, quali hashtag digita, quale clip decide di condividere, permette ai brand globali di profilare i consumatori con una precisione chirurgica.
Siamo di fronte a un processo irreversibile che interroga anche il valore sociale dello sport. Se il calcio perde la sua capacità di radunare le generazioni attorno a un unico schermo per un tempo prolungato, rischia di trasformarsi in un prodotto di intrattenimento intercambiabile, privo di quella sacralità laica che lo ha reso il più grande fenomeno culturale del pianeta. Il rischio è la perdita della memoria storica del gioco: chi ricorderà una splendida azione corale se l'unica traccia che sopravvive nell'algoritmo è la clip di cinque secondi di una papera del portiere o di un balletto post-gol? La sfida per il futuro, per chi governa il calcio e per chi lo racconta, sarà trovare un punto di equilibrio. Riuscire a parlare il linguaggio rapido, ironico e disintermediato dei nativi digitali senza però svuotare la partita della sua anima profonda: quella di una storia complessa, epica e indivisibile, che per essere capita ha ancora bisogno di pazienza e di attesa, oltre i confini di un display a cristalli liquidi.

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