Gabriella Greison e gli enigmi quantici di De Broglie

Nel suo ultimo libro, "La lunghezza d’onda della felicità", la scrittrice e artista racconta lo spessore umano e scientifico del fisico francese
February 3, 2026
Gabriella Greison e gli enigmi quantici di De Broglie
Gabriella Greison sul palco
Fisica, divulgatrice e scrittrice: è l’identikit di Gabriella Greison (che su Avvenire.it cura la rubrica Interferenze), una delle voci più riconoscibili della comunicazione scientifica, nota per libri e spettacoli dedicati ai grandi scienziati del Novecento. Nel suo modo di “fare divulgazione” convivono due declinazioni narrative originali, che ne spiegano il successo presso il pubblico. La prima è la capacità di raccontare la scienza come una storia profondamente umana, fatta di passioni, intuizioni e contraddizioni, la seconda - non meno rilevante - è la consapevolezza che, rispetto al Novecento, il pensiero non può essere più promosso dalla sola angolatura maschile. Da sempre attenta ai grandi protagonisti della meccanica quantistica, da Werner Heisenberg a Erwin Schrödinger, Greison torna anche nel suo ultimo libro La lunghezza d’onda della felicità. Una storia di fisica quantistica, cambi di frequenza e rinascite personali (Mondadori, pagine 336, euro 19,50) sulla teoria più affascinate del secolo scorso, raccontando la figura del fisico francese – ma di origini italiane – Louis de Broglie: «Lui – dice – non ha spiegato il mondo, lo ha reso più grande».
Greison, perché ha scelto di scrivere un libro su Louis De Broglie?
«Ho scelto di scrivere un libro su di lui perché è l’uomo che ha osato una frase più potente di mille formule: la materia si comporta come un’onda. De Broglie è il punto esatto in cui la fisica smette di essere solo calcolo e diventa visione. È colui che ha rotto il confine tra ciò che consideravamo solido e ciò che credevamo immateriale. Prima di lui, il mondo era diviso in compartimenti stagni. Dopo di lui, tutto vibra. Ho scritto questo libro perché la sua intuizione non riguarda solo gli elettroni: riguarda noi. Ci dice che non siamo oggetti immobili, ma processi in movimento. Che l’identità non è un punto fermo, ma una lunghezza d’onda. De Broglie non ha spiegato il mondo: lo ha reso più grande. E oggi, in un’epoca ossessionata dal controllo e dalle certezze, avevamo bisogno di qualcuno che ci ricordasse che la realtà non si possiede, si attraversa».
Quale aspetto della vita di De Broglie l’ha più affascinata, sia da un punto di vista umano che scientifico?
«Di De Broglie mi ha affascinata una cosa rarissima: ha avuto il coraggio di fidarsi di un’intuizione fragile. Dal punto di vista scientifico, De Broglie è l’uomo che ha osato pensare l’impensabile: che la materia non fosse una cosa, ma un comportamento. Che un elettrone non fosse un punto, ma una possibilità che si muove. Non aveva prove sperimentali, solo una visione matematica elegante e una domanda fatta bene. In scienza è il gesto più rischioso che esista. Dal punto di vista umano, mi ha colpito la sua solitudine. De Broglie ha formulato una delle idee più rivoluzionarie del Novecento in silenzio, senza clamore, senza il bisogno di imporsi. Ha aspettato che il mondo fosse pronto. E quando il mondo lo ha raggiunto, lui era già altrove, più avanti. In De Broglie convivono due attitudini rarissime insieme: l’audacia intellettuale e la discrezione umana. È la prova che le rivoluzioni più profonde non fanno rumore. Cambiano il mondo mentre sembrano stare in ascolto».
Per tutto il 2025 la meccanica quantistica e le nuove tecnologie quantistiche, che ci proiettano un futuro immaginato e desiderato, sono state oggetto di celebrazioni...
«È stato un giusto momento per celebrare in modo giusto un ambito della fisica così ricco di possibilità. Ed è stato giusto perché non abbiamo celebrato una disciplina, ma un cambio di sguardo. La meccanica quantistica non è solo una teoria: è il momento in cui la fisica ha accettato di non essere più padrona del mondo, ma sua interprete. Celebrarla oggi significa riconoscere che il futuro non nasce dal controllo totale, ma dalla capacità di convivere con l’incertezza».
Pensare all’ordine delle cose in un modo nuovo e non intuitivo. La fisica quantistica ci permette di lavorare anche su noi stessi, da un punto di vista spirituale e anche pratico?
«Sì. Ma con una precisazione fondamentale: la fisica quantistica non è una spiritualità, è qualcosa di più scomodo. È una disciplina che ti costringe a rivedere l’idea stessa di realtà. E quando cambia la tua idea di realtà, inevitabilmente cambi anche tu. La quantistica ci insegna che l’ordine delle cose non coincide con ciò che ci appare intuitivo. Che il mondo non è fatto di oggetti, ma di relazioni. La fisica quantistica ci allena all’umiltà».
Cosa vuol dire fare oggi la divulgatrice, da donna, in un mondo che per tutto il Novecento ha declinato la scienza al maschile?
«Vuol dire entrare in una stanza che non è stata progettata per te e decidere comunque di parlare. E di non abbassare la voce. Per tutto il Novecento la scienza è stata raccontata come neutra, oggettiva, universale. In realtà è stata narrata quasi sempre con uno sguardo maschile, che si è scambiato per universale. Oggi fare divulgazione da donna significa smascherare questa abitudine senza fare militanza, ma facendo qualità. Per me divulgare oggi significa una cosa molto semplice e molto radicale: rendere evidente che la competenza non ha genere, ma la visibilità sì. Fare oggi la divulgatrice, da donna, significa questo: non chiedere spazio, ma dimostrare che c’era già. E che mancava solo una voce capace di abitarlo».
Lei ha scritto dei libri in cui metteva in luce la storia di scienziate che avevo contribuito da protagoniste e non da assistenti, come invece le facevano passare, a scoperte fondamentali.
«Sì, ed era necessario farlo. In Sei donne che hanno cambiato il mondo ho voluto rimettere al centro scienziate che non hanno “aiutato” qualcuno, ma hanno cambiato il corso delle idee, spesso pagando un prezzo altissimo in termini di riconoscimento».
Quali spettacoli teatrali porterà in scena in questo 2026?
«Nel 2026 porto in scena il mio nuovo spettacolo La lunghezza d’onda della felicità, distribuito da Mismaonda. È uno spettacolo che incarna pienamente il mio linguaggio teatrale: una fisica che vibra, che entra nelle domande intime, che parla di felicità senza mai tradire il rigore. Accanto a questo lavoro continuo a portare tutti i miei spettacoli precedenti. Le informazioni sulle date sono sul mio sito GreisonAnatomy.com».

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