Vita da giocattolo per Gutenberg del 19 giugno, ispirato dal nuovo "Toy Story 5"

Tra cinema, filosofia, teologia e antropologia: il giocattolo come luogo in cui si costruiscono immaginazione, relazione e identità, a partire dal rapporto tra analogico e digitale
Google preferred source
June 18, 2026
Vita da giocattolo per Gutenberg del 19 giugno, ispirato dal nuovo "Toy Story 5"
La coeprtina di Gutenberg n. 76, 19 giugno 2026
Da Toy Story ai giocattoli ritrovati negli insediamenti vichinghi, passando per gli oggetti che prendono vita nelle tradizioni giapponesi: un viaggio tra le cose che accompagnano l’infanzia e continuano a parlarci da adulti. Perché nel gioco impariamo a entrare in relazione con il mondo, con gli altri e soprattutto con noi stessi. Vita da giocattolo nel nuovo Gutenberg, in edicola con Avvenire venerdì 19 giugno 2026. Alessandro Zaccuri prende le mosse da Toy Story 5 per interrogare il rapporto tra immaginazione e tecnologia nella cultura contemporanea. La saga Pixar diventa il punto di osservazione privilegiato per cogliere il passaggio del digitale da semplice innovazione tecnica a forma culturale, evidenziando al tempo stesso la tensione tra il gioco tradizionale e la diffusione dei dispositivi digitali, sempre più presenti nell’esperienza infantile. A questo primo livello si affianca il contributo di Edoardo Castagna, che attraverso esempi che vanno dall’archeologia alle culture antiche, mostra come il giocattolo emerga quale elemento costante e universale dell’esperienza umana, legato a una fase della vita in cui realtà e immaginazione non sono ancora separate e costituiscono un unico spazio di esperienza. Alessandra De Luca analizza più da vicino il nuovo capitolo della saga Pixar: il film mette in scena il confronto tra giocattoli e dispositivi digitali, affrontando temi come la socializzazione mediata dalla tecnologia e l’impatto di questi strumenti sull’esperienza dei bambini e il gioco viene così ridefinito come spazio di relazione e crescita, in cui si misura la possibilità di mantenere viva l’immaginazione in un contesto dominato dagli schermi.
A partire da questa tensione, il monografico si approfondisce con il saggio di Giovanni Cesare Pagazzi, che sposta la riflessione su un piano filosofico e teologico. Le cose, e in particolare i giocattoli, vengono interpretate come mediatori fondamentali dell’esperienza umana: attraverso il contatto con le mani, esse insegnano la relazione con il reale, introducendo fin dall’infanzia alla fiducia, alla resistenza e al limite. In questo quadro, il gioco appare come il momento originario in cui si costruisce il rapporto tra l’uomo e il mondo. Chiude il monografico il contributo di Alessandro Deho', che propone una lettura del gioco come esperienza capace di costruire identità e relazione. Attraverso il riferimento alla narrazione, alla cultura e alla riflessione spirituale, il giocattolo viene interpretato come spazio in cui l’individuo impara a entrare in rapporto con se stesso, con gli altri e con il mondo, fino a configurarsi come soglia di una dimensione ulteriore che coinvolge anche la dimensione religiosa.
Il primo dei Percorsi è dedicato a Umanesimo e Rinascimento: Rosita Copioli presenta il volume Sull’amore di Marsilio Ficino (Fondazione Valla Mondadori), ricostruendo il nucleo della sua riflessione sull’eros come principio che unisce dimensione umana e divina, e indicando nella bellezza una via privilegiata di conoscenza e salvezza; in continuità, Marco Bussagli analizza la mostra "La Maddalena di Piero di Cosimo: arte, storia e vite di donne nel Rinascimento fiorentino" (Roma, Palazzo Venezia), mostrando come l’opera d’arte diventi punto di accesso al contesto culturale e sociale della Firenze rinascimentale, con particolare attenzione alla rappresentazione e al ruolo delle donne. Il percorso successivo è dedicato a Ingeborg Bachmann: da un lato, Gianni Santamaria presenta Scrivere per esistere. Vita e opere di Ingeborg Bachmann di Rita Svandrlik (Carocci), mettendo in luce il rapporto tra scrittura ed esistenza e restituendo il profilo di un’intellettuale europea complessa e determinata; dall’altro, Maurizio Cucchi affianca il memoir Gli ultimi giorni di Ingeborg di Fleur Jaeggy (Adelphi) al romanzo Requiem per Fanny Goldmann di Ingeborg Bachmann (Adelphi), costruendo un percorso tra memoria, narrazione e incompiutezza che rilancia l’attualità dell’autrice. Chiude il numero il percorso dedicato a fotografia e architettura: per Giuseppe Frangi la mostra "Aurelio Amendola. Capolavori fotografati" (Milano, Palazzo Reale) diventa occasione per analizzare il rapporto tra sguardo fotografico e spazio costruito; le guglie del Duomo di Milano sono restituite come un paesaggio mentale, in cui luce, forma e visione si intrecciano fino a trasformare l’architettura in esperienza percettiva e simbolica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire