Cambiare le gerarchie del pensiero per reggere il cataclisma
di Raul Gabriel
L’enciclica riesce a fondere umanesimo continentale e pragmatismo anglosassone per affrontare la riscrittura radicale di linguaggio, conoscenza e potere

Magnifica humanitas è una testimonianza viva e fertile di grande consapevolezza riguardo la postura generale con cui affrontare il cataclisma IA, che, rispetto a ogni altro precedente storico, si impone alla realtà con una pervasività inedita. Un’idra dalle mille teste alla cui perenne e divergente rimorfizzazione sono del tutto indifferenti i tagli e le cauterizzazioni standard della norma e del diritto.
La sua applicazione pratica, che Jensen Huang pone in cima agli strati in cui ne riassume la struttura, stigmatizzando una teleologia assertiva e mercatista che inquina pesantemente gli scenari, stravolgerà la vita della umanità presente e a venire.
Tuttavia è mia convinzione che gli aspetti produttivi siano solo le conseguenze più evidenti di un rivolgimento il cui core è la scoperta del passepartout tecnologico matematico che, schiudendo facoltà del linguaggio finora inaccessibili, ribalta i fondamenti stessi delle strutture cognitive.
Ritengo il distinguo fondamentale.
Un comunicato dal taglio universale come l’enciclica di papa Leone XIV ha l’obiettivo di dare una intonazione umana a un ipotetico esperanto operativo, utile a stilare il vademecum di priorità spirituali, politiche e sociali che si auspica possano sensibilizzare il mondo mentre compie un salto nel buio come questo.
Prendiamo l’entità concettuale di errore, intrinseca al tema. Nella versione comprensibile ai più, si tratta di un evento che ha un impatto sensibile sulla vita delle persone. La rivoluzione IA ce ne rimanda almeno due chiavi di lettura. Da un lato l’applicativo, autonomo o operatore related, se produce un errore diagnostico determina criticità a medio o lungo termine, può causare morte, sofferenza, caos sociale. In medicina, nel diritto, nelle controversie relative alle previsioni biometrico genetiche ai fino del welfare, e così via.
Dall'altro, internamente al congegno sintattico, la categoria dell'errore è brutalmente ridimensionata a questione di fuori contesto a cui la IA stessa è in grado di porre rimedio, generando ambiti specifici dove l'errore non è più tale, riorientando così il senso di ciò che è giusto o meno. Due accezioni entrambe vere e connesse alla più stringente concretezza da software e hardware di ogni genere.
L’enciclica è indirizzata specificamente al primo scenario, il più urgente, comprensibile e potenzialmente devastante.
Papa Leone XIV ha inteso condividere con il mondo una prospettiva organica, peculiare, estesa all’essere umano come tale, prima e oltre ogni fede. Un ecumenismo umanistico illuminato, di cui la Chiesa ha necessità improrogabile, capace di proiettarla verso le sfide di una contemporaneità tanto dinamica da apparire incontrollabile.
Il grande pregio filologico-semantico di Magnifica humanitas è fondere l'umanesimo di matrice europeo-neolatina al pragmatismo anglosassone, chirurgico e adattivo, presidio essenziale per limare l’eccesso da ornamentazione sillogicistico-moralista di tanta retorica tra il Torquemada reloaded e il benpensante evoluto, puntando a una proposta profonda, concreta e concretamente comprensibile.
Due punti mi sono apparsi particolarmente dirimenti nel suggerire le ipotesi di lavoro da intraprendere.
Per cominciare: “Integrazione dei saperi”. Quello di papa Leone XIV non è l’eclettismo generalista a cui i social fanno da sponda aprendo le cateratte a tuttologi che scrivono di tutto nello stile mediocolto e narcisista dei chatbot. È invece il superamento delle compartimentazioni verso cui il dogma produttivo ha orientato la società, plasmandola a feudo di velleitarismi tecnoautarchici e saperi incompleti, facilmente manipolabili.
Non si può tentare di gestire la rivoluzione IA se non percorrendo, con la elasticità sinaptica peculiare al lato umano, il metodo che i programmatori hanno inoculato nei modelli linguistici, come il crossing over nativo dei modelli fisici, linguistici, visivi di Gemini Omni. L’Università Cattolica, grazie alla visione e alla energia del nuovo rettorato, si candida ad esserne un laboratorio d’elezione.
Dall’enciclica: «Sul versante dell’università, la grande sfida dell’integrazione dei saperi, allenando sia alla capacità di collegare e fondere le conoscenze per leggere la complessità, sia alle tecniche per la verifica dei fatti».
Parola bellissima, parola scomoda.
Superare la partizione del sapere significa chiedere a chi detiene rendite di posizione l’umiltà di rimettersi in gioco aprendo a collaborazioni inedite, pensiero laterale, ripensamento delle competenze e delle gerarchie. Chi opera e come opera sarà cruciale.
Quindi “Disarmare la IA”. Esortazione simbolo del documento, implica disarmare una umanità che sa essere avida, ipocrita, feroce fino al massacro. Implica rinunciare ai grandi profitti del colonialismo cognitivo, come lo ho definito nella Libertà del caos. Significa aziende capaci di rinunciare parzialmente al loro scopo: fare profitto comunque, anche dissimulando intenti filantropici ed etici.
Alla luce della Magnifica humanitas, una IA autonoma e autogenerante, data a breve per il 60% da Jack Clark, non sarà mai compatibile con alcuna carta dei diritti, se elevata a sistema. Mai. Intendiamoci: sarà una implementazione strabiliante, che dal punto di vista umano e sociale legittimerà una teoria incalcolabile di potenziali catastrofi.
Il preludio che ho tenuto alla plenaria del Dicastero per la Cultura e l’Educazione sulla intelligenza artificiale, immaginata dal cardinale Tolentino de Mendonça con grande anticipo già a fine 2024, chiudeva così: «La IA è lì a dirci della nostra natura: cosa rimarrà quando tutto ti sarà tolto?».
Il Papa è chiaro: la dignità inalienabile, che nessun evento, nessun essere umano può permettersi di considerare merce di scambio.
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