«Sono diventato papà con la surrogata». In Germania l'addio di Spahn (Cdu-Csu) è un caso
Il capogruppo dei cristiano-democratici della Cdu-Csu al Bundestag di Berlino, Jens Spahn, lascia dopo le polemiche: ha annunciato di avere un figlio ottenuto da utero in affitto, insieme al suo compagno. Sotto accusa finisce anche il cancelliere Merz, che ha chiesto al collega di partito di fare un passo indietro dopo le critiche della Chiesa

Quando l’etica viene prima della politica. Il capogruppo dei cristiano-democratici della Cdu-Csu al Bundestag di Berlino, Jens Spahn, si è dimesso dopo le polemiche esplose sui media e nel mondo politico tedeschi in seguito alla sua scelta di avere un figlio attraverso la maternità surrogata, grazie ad una donna americana. In Germania la maternità surrogata è vietata e lo stesso Spahn in passato si era opposto all’introduzione della pratica nel suo Paese.
Nel 2020, quando era ministro della Sanità, nel corso dell’ultimo governo guidato dall’ex cancelliera Angela Merkel, aveva detto no all'abolizione del divieto. Ma nei giorni scorsi alcuni media, in particolare il quotidiano Bild, avevano lanciato la notizia con foto e dichiarazioni dello stesso Spahn: «Sono diventato padre, e lo è diventato anche il mio compagno». Il 46enne politico della Cdu non aveva mai nascosto la sua omosessualità e anche il desiderio di diventare papà.
Immediate le reazioni dell’opposizione, in particolare dei Verdi, ma anche alcuni rappresentanti del suo partito hanno subito preso le distanze dalla sua decisione di ricorrere alla maternità surrogata. Le critiche, con il passare delle ore, sono diventate troppo pesanti e difficili da gestire e Spahn ha deciso di dimettersi da capogruppo parlamentare di Cdu-Csu, formazione politica che in Europa fa parte del Partito popolare.
L’ex ministro della Sanità, in una lettera aperta, ha riconosciuto l'incompatibilità tra la sua felicità personale nel voler formare una famiglia e il suo ruolo politico. Ha inoltre sottolineato che la crescente asprezza del dibattito pubblico lo ha indotto a una seria riflessione e quindi alle dimissioni. Determinante nella decisione di Spahn è stato l’intervento del presidente del suo partito nonché cancelliere Friedrich Merz, che ieri avrebbe chiesto a Spahn di fare un passo indietro, sembra soprattutto dopo la chiara presa di posizione delle Chiese cattolica ed evangelica, che avevano criticato esplicitamente la decisione dell’ex ministro della Sanità.
Il capo del governo di Berlino, dopo le dimissioni del capogruppo parlamentare, in una nota ha definito la decisione di Spahn «giusta e inevitabile». Poi ha aggiunto che «la credibilità è la risorsa più preziosa in politica. Ringrazio Jens Spahn per la nostra collaborazione».
Ma anche dopo le dimissioni le polemiche non si sono placate: l’opposizione, in particolare Verdi e la sinistra radicale della Linke, hanno accusato Spahn e tutto il suo partito di «comportamento ipocrita e doppia morale». Secondo la destra ultranazionalista di Afd, la Cdu di Merz «continua a perdere credibilità anche dal punto di vista morale».
Secondo indiscrezioni di stampa, il cancelliere Merz era già stato informato dallo stesso Spahn almeno da una settimana di essere diventato padre attraverso la maternità surrogata. La notizia aveva subito suscitato imbarazzo tra i vertici del partito. Ma quando la notizia è stata diffusa da Bild, con numerose foto e dichiarazioni, la presa di posizione è stata inevitabile. È stato Daniel Peters, presidente della Cdu nel land orientale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, il primo a esprimere apertamente ciò che in molti all’interno dell’Unione Cdu-Csu pensavano: «Spahn non può più ricoprire il ruolo di capogruppo dell’Unione Cdu-Csu al Bundestag». L’intervento di Peters ha quindi scatenato una valanga di commenti politici.
Ora nel partito si apre la corsa alla successione al capogruppo parlamentare, un ruolo fondamentale in questa fase molto delicata non solo per la Cdu-Csu ma anche per tutto l’esecutivo di Berlino. La decisione dovrebbe arrivare entro il 20 luglio, quando è prevista la riunione del comitato esecutivo.
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