I vescovi francesi: «Il prezzo della legge sull’eutanasia? Lo pagheranno i più poveri»

La Conferenza episcopale si fa portavoce di chi in Francia sta dalla parte della vita. E all’indomani del via libera dell’«aiuto a morire» come nuovo diritto smentiscono Macron: «La grandezza di una società non sta nel dare la morte»
Google preferred source
July 17, 2026
I vescovi francesi: «Il prezzo della legge sull’eutanasia? Lo pagheranno i più poveri»
La Basilica del Sacre Coeur sulla collina di Montmartre, a Parigi, uno dei simboli della cattolicità francese / REUTERS
A un Paese che boccheggia per la soffocante “canicule” di queste settimane e sotto choc per la traumatica eliminazione dei Bleus dai Mondiali di calcio, l’approvazione della legge che introduce in Francia suicidio assistito ed eutanasia come “diritti” sotto l’orwelliano marketing semantico dell’«aiuto a morire» può passare inosservata. Dopo quattro anni di confronti politici e mediatici e sette voti parlamentari, il via libera finito 291 voti a 241 (in pratica metà dell’Assemblea nazionale contro l’altra metà, non il massimo per una legge di questa portata) può persino sembrare una liberazione. Ma è proprio a questa specie di assuefazione che la Chiesa cattolica francese – in attesa della visita del Papa in settembre – rivolge la sua attenzione.
Nella nota diffusa subito dopo il voto la presidenza della Conferenza episcopale definisce il voto di giovedì sera «una grave frattura nella storia del nostro Paese» perché «rompe con la lunga tradizione della cura, la cui vocazione è alleviare la sofferenza e accompagnare ogni persona fino al termine naturale della propria vita». I quattro anni di confronto nel Paese sono stati «tempo dell’ascolto, del dialogo e del dibattito», come ha scritto sui social il presidente Macron (vero “padre” della legge), tant’è che – si legge nella nota dei vescovi francesi firmata dal presidente cardinale Aveline, arcivescovo di Marsiglia, e dai due vice Jordy e Bertrand, vescovi a Tours e Pontoise – «abbiamo partecipato in modo serio e responsabile, esprimendo le nostre convinzioni e dialogando con tutti. Forti dell’esperienza secolare della Chiesa nell’accompagnamento delle persone malate, dei morenti e delle loro famiglie, abbiamo voluto condividere le nostre riflessioni sulla dignità di ogni vita umana».
Il «dibattito sereno» di cui parla Macron in realtà però non c’è stato: «Dobbiamo constatare che questioni politiche, ideologiche e probabilmente anche economiche, mascherate da parole fuorvianti, hanno prevalso su questa ambizione». Una denuncia che si abbatte sull’ottimismo dell’Eliseo, del quale si mostra l’infondatezza parlando degli «effetti» della legge che «già si delineano»: «Cambierà il nostro rapporto con la vulnerabilità, la vecchiaia, la disabilità e la malattia. Si deteriorerà il legame di fiducia tra le generazioni e anche tra operatori sanitari, pazienti e famiglie; inoltre, verrà compromesso lo sguardo della società sulla fragilità umana».
Peggio: «I più poveri rischiano di essere i primi a pagarne il prezzo: non volendo rappresentare un peso per i propri figli o nipoti, le persone anziane in condizioni di precarietà potrebbero sentirsi spinte a porre fine alla propria vita». Espressa così la loro «disapprovazione», i vescovi aggiungono che il voto del 15 luglio «ci chiama a un rinnovato impegno insieme alle famiglie, agli operatori sanitari, ai volontari, ai caregiver, alle associazioni e ai cappellani, per testimoniare che un’altra strada è possibile: quella di una presenza fedele e di un accompagnamento attento che allevino le sofferenze fisiche e psicologiche, senza mai abbandonare nessuno».
Di qui un impegno e una parola chiara: «I cattolici di Francia continueranno, insieme a molti altri uomini e donne di buona volontà, credenti e non credenti, a servire la vita. Lo faranno animati dalla salda speranza che il Vangelo dona loro, senza spirito di rassegnazione né di contrapposizione, convinti che la grandezza di una società non risiede mai nel dare la morte ai più fragili, o nel permettere loro di procurarsela, ma piuttosto nell’accompagnarli, con una reale fraternità, fino alla fine. Perché Cristo, nel quale essi credono, è venuto affinché il mondo abbia la vita».
Iscriviti alla newsletter settimanale gratuita di “è vita”: basta cliccare qui.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire