Don Paolo Gariglio, il prete-aviatore voce delle periferie di Torino

Una città intera ha pianto il sacerdote cresciuto a Mirafiori e che ai giovani ai “margini” ha dedicato la vita, inventandosi anche una radio. Ma a renderlo famoso è stata l’idea dei “voli missionari”
January 27, 2026
Don Paolo Gariglio, il prete-aviatore voce delle periferie di Torino
Don Paolo Gariglio nelle vesti di aviatore
Non accade spesso che venga proclamata una giornata di lutto cittadino nel giorno dei funerali di un parroco: ma quando, come nel caso di don Paolo Gariglio, la vita di un prete si intreccia per decenni non solo con la comunità dei credenti ma con l’intera società civile allora «tutta la comunità ne piange la perdita». Sono le parole di Giampiero Tolardo, sindaco di Nichelino, grande Comune (46mila abitanti) propaggine della periferia Sud di Torino, a pochi chilometri dalla grande fabbrica di Mirafiori che un tempo dava lavoro a migliaia di nichelinesi emigrati dal Sud Italia.
Il sindaco è intervenuto giovedì 22 all’inizio della Messa funebre di don Paolo – morto due giorni prima – nella centrale e ampia parrocchia SS.Trinità talmente gremita che si è allestito un grande schermo davanti alla chiesa per poter permettere ai nichelinesi di salutare un sacerdote che «ha lasciato un segno profondo nella vita di tante persone».
Don Paolo Gariglio
Don Paolo Gariglio
Don Gariglio, morto a 95 anni il 20 gennaio alla Casa del Clero di Torino, è stato tra l’altro per 31 anni, dal 1976 al 2007, parroco alla «Trinità» e raggiunti i limiti di età ha continuato a servire la comunità e la città finché la salute gliel’ha permesso. Alle esequie, presiedute dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, hanno concelebrato i vescovi torinesi monsignor Guido Fiandino, monsignor Giuseppe Anfossi, vescovo emerito di Aosta, e monsignor Marco Brunetti vescovo di Alba. E poi decine di confratelli, molti dei quali, grazie all’incontro con don Gariglio, hanno scoperto la loro vocazione.
Ecco perché Nichelino è in lutto - ha proseguito il sindaco – «perché con il suo impegno pastorale, la sua umanità e la sua capacità di ascolto, don Paolo Gariglio è stato un punto di riferimento per intere generazioni, accompagnando la nostra città nei momenti di gioia e in quelli più difficili, sempre con discrezione, dedizione e grande sensibilità». La sua passione sono stati i giovani che seguiva accogliendoli e ascoltandoli cercando di dare risposte alle loro domande di senso. Così stato nei tempi in cui la piaga della tossicodipendenza deviava tante giovani vite, e don Paolo rispose fondando la comunità terapeutica Nikodemo, e poi con il sostegno ai corsi di formazione professionale per avviare a un mestiere chi abbandonava anzitempo la scuola e mettendo al centro della pastorale giovanile i campi in montagna dove camminando e faticando insieme si apre il cuore alla ricerca di Dio.
La chiesa durante i funerali di don Paolo
La chiesa durante i funerali di don Paolo
Altra sua passione era comunicare il Vangelo attraverso i media: ed ecco che fonda una radio che ancora oggi è punto di riferimento per la città, “Radio Nichelino comunità”, dove ogni giorno appuntamento fisso era la sua parola.
L’arcivescovo Repole ha introdotto la liturgia dando voce alla commozione di tutti i presenti: «Oggi consegniamo a Dio un nostro fratello monumento per la città di Nichelino ma anche per la Chiesa di Torino: siamo in tanti perché in tanti abbiamo un profondo senso di gratitudine per don Paolo e ora dobbiamo metterci in ascolto di quella Parola che con la sua esistenza ha indicato a tutte le persone che ha incontrato. Quando muore un uomo ricco di giorni racchiudiamo in una piccola bara una vita lunga e che nessun ricordo riuscirà mai a raccontare. Per noi è stato un monumento perché Cristo che ha segnato in modo appassionato la sua esistenza e per questo non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani».
Un prete «straordinario nell’ordinario», come è nella tradizione dei santi sociali torinesi, trampolino di vocazioni e conversioni, un prete chiamato a volare in alto non solo metaforicamente, come riportava a grandi lettere la frase che sovrastava l’altare dove don Paolo ha celebrato per tanti anni. Don Gariglio era soprattutto “famoso” per essere stato «un prete volante», pilota di aerei. Nato a Torino Sud nel quartiere Lingotto il 15 ottobre del 1930 nella cascina che stava a fianco dell’allora Campo volo, fin da piccolo era affascinato dagli aeroplani, una passione che ha segnato la sua vita e quella di molti altri, giovani e non, che l’hanno incontrato. Il suo primo suo volo su un Lombardi FL3, dopo aver conseguito il brevetto di pilota civile di 2° grado, gli fece balenare l’idea geniale, alla fine degli anni ’50, della «pastorale volante»: i missionari, se avessero imparato a volare, avrebbero raggiunto le zone più impervie dell'Africa o dell’Amazzonia.
E così nel 1959, fondò il Centro internazionale di aviazione e motorizzazione missionaria (Ciamm), progetto a cui aderì anche la Fiat. Don Paolo era tra i docenti dell’Aero Club per ottenere il brevetto di volo, e le sue prime allieve furono quattro suore della congregazione di San Luigi Gongaga di Cinzano d’Alba, poi missionarie.
Folla davanti alla chiesa per i funerali di don Paolo Gariglio
Folla davanti alla chiesa per i funerali di don Paolo Gariglio
Ma l’avventura principale di don Paolo, dopo il seminario a Pisa e l’ordinazione nel 1956, furono migliaia di giovani e di famiglie della diocesi di Torino per cui fu un punto di riferimento. Come ha ricordato un parroco della Torino di Mirafiori, don Daniele D’Aria, tra gli ex giovani di don Paolo, «la sua vita si è giocata tutta in questi luoghi della periferia sud della grande città e della sua cintura, ed è tra queste strade e tra questi palazzi che ha raccolto intorno a sé e alla sua personalità straripante migliaia di giovani e adolescenti affascinandoli con la sua capacità di cercare legami e di offrire loro un senso per la vita. Al centro di tutto c’è sempre stato l’annuncio di Gesù Cristo come colui che salva e dà senso. Senza mai sconfinare nel ‘bigotto’ ha saputo trasmettere la fede anche ai più lontani in un contesto in cui è nata ed è cresciuta quella “secolarizzazione” che ha cambiato il volto della Chiesa e della società. Diversi ragazzi e ragazze lo hanno seguito sulla via del sacerdozio e della vita religiosa, moltissimi altri hanno incrociato la loro vita con quella di don Paolo facendo poi le scelte che li hanno accompagnati nell’età adulta. Per tutti il ricordo di don Paolo, delle sue parole e anche delle sue sfuriate, sempre risolte con un sorriso, rimane qualcosa che non si può dimenticare».

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