Venezuela: lunedì si riunisce il Consiglio di sicurezza dell'Onu
di Redazione
La presidente dell'80 Assemblea Onu Baerbock dura con gli Usa: non prevalga la logica del più forte. Proteste anche negli Usa
Si terrà lunedì una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu sul Venezuela dopo l'operazione militare americana. Lo ha annunciato la presidenza somala del Consiglio, secondo cui la riunione si terrà alle 10 ora locale, le 16 in Italia. Fonti diplomatiche hanno precisato che richiesta dell'incontro è arrivata dal Venezuela e trasmessa dalla Colombia.
Intanto, la presidente dell'80 Assemblea generale delle Nazioni Unite, Annalena Baerbock, ha criticato duramente l'operazione militare condotta dagli Usa in Venezuela. L'ex ministra degli Esteri tedesca, considerata tra le possibili candidate alla successione di Antonio Guterres alla guida dell'Onu, ha richiamato tutti gli Stati membri al rispetto rigoroso del diritto internazionale. «La Carta delle Nazioni Unite non è facoltativa: è il nostro quadro di riferimento, nei momenti di calma come in quelli di crisi, come oggi in Venezuela, culminati con l'azione militare degli Stati Uniti», ha affermato. Baerbock ha citato l'Articolo 2 della Carta Onu, in base al quale tutti i membri delle Nazioni Unite devono astenersi, nelle loro relazioni internazionali, dalla minaccia o dall'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato.
Secondo la presidente dell'Assemblea, la posta in gioco va oltre il singolo caso venezuelano e può innescare effetti a catena. «Un mondo pacifico, sicuro e giusto per tutti è possibile solo se prevale lo Stato di diritto, e non la logica del più forte», ha concluso Baerbock.
E c'è anche un'America che scende in piazza per protestare contro l'operazione militare di Trump in Venezuela. Più di cento persone si sono radunate fuori dalla Casa Bianca tenendo cartelli gialli con la scritta «No alla guerra degli Usa in Venezuela», «No sangue per il petrolio», «Usa, mani fuori dall'America Latina». I manifestanti hanno cantato e sventolato bandiere venezuelane.
Alcuni oratori hanno messo in guardia contro l'intervento degli Usa in generale, citando Iraq e Afghanistan. Il presidente però si trova a Mar-a-Lago. La manifestazione a Washington, organizzata dal Partito per il Socialismo e la Liberazione, fa parte di un'ondata di proteste che si svolgono in oltre 70 città degli Stati Uniti. A New York una folla si è radunata a Times Square, davanti all'Ufficio di reclutamento dell'esercito Usa, con cartelli contro la guerra in Venezuela. A Boston i manifestanti hanno scandito «Basta sangue per il petrolio / Mani lontane dal suolo venezuelano» e hanno tenuto cartelli con scritto «Il problema non è il Venezuela. È l'Impero» e «No alla guerra in Venezuela». A Minneapolis una folla ha sfidato il freddo per protestare, sventolando la bandiera venezuelana e mostrando cartelli con la scritta «Libertà per il presidente Maduro». Proteste più piccole si sono svolte anche ad Atlanta, mentre altre a Chicago e Los Angeles sono in programma.
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