Sul fine vita le opposizioni all'attacco: il governo prende tempo per risolvere nodi politici
di Redazione romana
Il testo doveva andare il Aula il 3 giugno, ma sono stati riaperti i termini per gli emendamenti fino al 9. Pd, M5s e Iv accusano la maggioranza di scherzare sulla sofferenza delle persone
Slitta l'avvio dell'esame nell'Aula del Senato del ddl sul fine vita. Il prossimo 3 giugno, nonostante la decisione della conferenza dei capigruppo delle scorse settimane, l'assemblea di Palazzo Madama non inizierà la discussione sul provvedimento. Le commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia hanno infatti accolto questa mattina la richiesta di Forza Italia di riaprire i termini per la presentazione di emendamenti al ddl Zanettin-Zullo. I senatori avranno dunque tempo fino al 9 giugno per depositare le loro proposte di modifica. L'ufficio di presidenza ha anche stabilito due nuove audizioni: quelle di rappresentanti del Cnr e dell'Istituto superiore di sanità. «Non c'è nessuna volontà di perdere tempo, ma solo la pervicace e seria volontà di trovare su una legge così importante, così sensibile a cui dobbiamo dare una risposta agli italiani, la maggior convergenza possibile», assicura la capogruppo di FI Stefania Craxi al termine della riunione augurandosi che «l'opposizione non metta su una legge così necessaria una bandierina politica».
Duro però è il giudizio della minoranza. Pd, Movimento 5 stelle e Italia viva, contestano la decisione e ricordano l'impegno profuso dal presidente del Senato, Ignazio La Russa. «È l'ennesimo rinvio su nodi politici che la maggioranza non riesce a risolvere», scandisce la dem Anna Rossomando. Sulla stessa linea Mariolina Castellone, che bolla come «gravi» le decisioni assunte dalle commissioni: «C'è un accordo tra capigruppo con l'impegno del presidente del Senato. Basta prese in giro - conclude - siamo a un anno dalle elezioni. Prendere tempo significa non voler arrivare a dare una legge nemmeno in questa legislatura, nonostante le sentenze della Corte». Italia Viva, con Anna Maria Furlan, respinge la decisione: «È la negazione di una risposta a tante persone che hanno una sofferenza estrema e alle famiglie che sono lasciate sole. Contavamo che finalmente ci fosse un po' di serietà».
Aurora Floridia, senatrice delle Autonomie, chiede infine che il prossimo 3 giugno di vada in Aula con il ddl delle opposizioni, il testo Bazoli approvato nella scorsa legislatura dalla Camera: «Non si può continuare a giocare sulla pelle di persone che vivono condizioni di sofferenza estrema e che attendono risposte chiare, dignitose e responsabili da parte della politica. Ognuno si assuma le proprie responsabilità, mettendo fine a questa insopportabile messinscena».
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