Strage di Crans-Montana, l'Italia chiede (per ora) 300mila euro di danni

La prima stima delle conseguenze del rogo in cui morirono sei italiani e 13 rimasero feriti
May 6, 2026
Dopo il riavvicinamento tra l'Italia e la Svizzera che ha, per ora, archiviato la lite sui costi sanitari per le vittime del rogo di Crans-Montana, si apre la partita giudiziaria nella quale Roma scopre le carte con una prima richiesta di risarcimento danni di almeno 300mila euro.
Mentre il presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin, nella sua visita istituzionale a Roma di martedì, ha lanciato messaggi distensivi sulla disponibilità ad ammorbidire la rigidità burocratica di Berna, l'avvocato ginevrino Romain Jordan, incaricato da Palazzo Chigi di rappresentare l'Italia, ha iniziato a quantificare i “danni” diretti derivanti dalla tragedia di Capodanno in cui sono morti anche sei italiani e 13 sono rimasti feriti.
Una puntigliosa contabilizzazione che parte dalle ingenti risorse, anche professionali, che l'Italia ha dovuto mettere in campo già dal primo gennaio per assistere i connazionali coinvolti che si trovavano nella località sciistica. Un danno che «deve essere risarcito, - ha spiegato Jordan - a maggior ragione in considerazione del fatto che la collettività locale, o persino cantonale, detiene una responsabilità quantomeno verosimile nel verificarsi dello stesso, il che, in questa fase, è sufficiente». Secondo il battagliero legale svizzero, che rappresenta anche molte famiglie delle vittime del rogo, l'intervento d'urgenza dell'Italia in territorio svizzero «non rientrava in una semplice facoltà, bensì nell'adempimento di una missione statale imperativa, di cui l'evento dannoso è stato il fattore scatenante diretto e unico».
Per ora, i calcoli di Jordan, supportato dall'Avvocatura generale, tengono conto solo delle azioni di emergenza promosse dalla protezione civile. Tra queste, il supporto psicologico e l'appoggio operativo ai feriti e alle famiglie delle vittime, il trasporto in svizzera del team di valutazione del dipartimento, le operazioni di rimpatrio dei feriti, il rientro dei feretri e delle famiglie, le spese di trasporto e di alloggio dei famigliari, il costo del personale che ha operato in Svizzera.
«Si tratta solo di una prima quantificazione, limitata alle spese del Dipartimento della Protezione Civile, - ha precisato il legale - che dovrà essere integrata dai costi supplementari sostenuti da altre amministrazioni e dalle Regioni, in particolare le spese sanitarie relative alla presa in carico dei feriti».

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