venerdì 29 settembre 2017
Martedì pomeriggio, a Napoli, un convegno per ricordare Gustaw Herling, un grande scrittore polacco vissuto a lungo in quella città dove è morto nel luglio del 2000. Ne sono stato amico, suo e della moglie Lidia Croce, e mi sono confrontato con lui su tante cose e per tanti anni. Ma non è della sua opera di scrittore e saggista che vorrei dire quanto della sua biografia. Nel 1940 Gustaw aveva 21 anni, quando Stalin e Hitler (i loro ministri degli esteri Molotov e Ribbentrop) si spartirono la Polonia, terra martoriata nel corso dei secoli da queste potenze rivali, ma pienamente e tragicamente Europa. Il giovane Herling, nell'area di influenza dei russi, fu cacciato in un gulag da cui poté uscire quando Stalin permise la ricostituzione di un esercito polacco - dopo aver fatto massacrare a Katyn il suo stato maggiore (vedi il bellissimo film di Wajda, che era figlio di uno dei massacrati) - che si formò in Medio Oriente e partecipò molto intensamente alla liberazione dell'Italia. Herling combatté a Montecassino, e dopo la guerra, in Inghilterra, scrisse confortato da Bertrand Russell una bellissima memoria sul gulag, Un mondo a parte, tra le prime a vedere la luce in Europa, osteggiatissima in Italia dalla cultura comunista del tempo. A Napoli Gustaw conobbe e sposò subito dopo la Liberazione una figlia di Croce, donna di ammirevole intelligenza e cordialità, e non volendo rientrare nella Polonia comunista vi si stabilì, recandosi bensì periodicamente a Parigi per lavorare con Milosz a una rivista in lingua polacca, “Kultura”, che veniva diffusa clandestinamente in Polonia. E a Roma, per collaborare con Silone e Chiaromonte alla rivista “Tempo presente”. A Napoli Gustaw scrisse romanzi e racconti assai belli, di cui la cultura italiana non ha voluto tenere il debito conto, il cui perno è una riflessione sulla storia e sul male. Sui paradossi della storia e sull'angosciosa presenza del male individuale e collettivo, nella società. Una riflessione che lo accosta al grande romanzo della Morante. È a questo che viene di riflettere ripensando Herling, rileggendo Herling, al Male e alla Storia. E al Male della Storia. In un paese come l'Italia che ha la fortuna di non aver più preso direttamente parte a guerre da più di settant'anni, scrittori e pensatori che abbiano riflettuto sul Male e sulla Storia ce ne sono stati tanti, ma in passato, fino alla generazione che la guerra l'ha fatta e subita. Abbiamo avuto molta fortuna, noi italiani, ma se ci occupiamo di certe cose è da turisti e da giornalisti, è da aridi e ciechi consumatori delle tragedie altrui. È probabile che questa nostra felice e lunga pace non duri tanto a lungo, e che della nostra abulia morale la Storia possa chiederci il conto, prima o poi.
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