Il gemito di Cristo accompagna l'umanità
giovedì 24 gennaio 2019

In comunità abbiamo dedicato una serata alla Sindone, una delle nostre aspiranti ha conosciuto personalmente Mario Trematore, il vigile del fuoco che salvò il telo sindonico dal tremendo incendio del 1997. Ricordo bene l'evento tragico, l'amicizia della mia comunità con monsignor Saldarini, allora Arcivescovo di Torino, ci aveva permesso di conoscere molti dettagli.
Una vecchia trasmissione televisiva ci restituisce in tutta la sua commovente freschezza la testimonianza di quel pompiere: «Quando ormai ero uscito dal rogo, quando ormai con una forza che non veniva da me, ma da una Chiesa che ha attraversato i secoli con questo lenzuolo, lo avevo sottratto alle fiamme e alla rovina, udii il pianto di un neonato. Mi guardai a destra e a sinistra per capire se ci fosse davvero un bambino intrappolato nell'incendio. Poi udii distintamente, con il cuore che batteva all'impazzata, che il pianto veniva da lì, da quella teca dorata che conteneva il lino. L'uomo della croce aveva la voce e il pianto di un neonato».
Mentre ascolto con gli occhi velati di pianto per l'emozione, mi torna alla mente un'icona antichissima e rara ma ancora riprodotta ai giorni nostri in Oriente, una icona cara alla tradizione ortodossa. Si chiama Anapeson, ossia il Reclinato. Certo non poteva sapere il buon Trematore che la sua esperienza era già scritta, con colla di coniglio e oro, nel legno delle icone o sui muri delle chiese ortodosse, da secoli. L'icona prende le mosse dal versetto 4 del salmo 121, che è anche un antico canto ebraico: Hineh lo yanum v'lo, sìhan shomer Yisrael, «non si addormenta e non prende sonno il custode di Israele». Viene, infatti, anche intitolata Nedremannoe Oko ovvero: gli occhi insonni.

Anapeson Icona greca del Monastero di San Giovanni il Precursore, Serres Grecia del nord.

Anapeson Icona greca del Monastero di San Giovanni il Precursore, Serres Grecia del nord.


Ne abbiamo un esempio, nel Monastero di Giovanni il Precursore nel nord della Grecia, risalente alla metà del XIV secolo. Cristo è adagiato sopra un cuscino rosso fuoco, proprio come la passione che incendierà la sua vita. Accanto a lui la Madre adorante è già un'Addolorata. Del resto anche lui è piccolo come un neonato, ma adulto come l'uomo della croce. Dall'altro lato due angeli lo adorano davanti al vasetto di olio per la sepoltura.
Cristo è nato per morire, morte e vita in lui non sono più in duello, ma si sposano in un abbraccio eterno. Abbiamo mille prove che l'anima nasce adulta, come insegna da duemila anni la Chiesa. Eppure continuiamo a profanare la vita e la morte, incuranti delle testimonianze commoventi e vere, come quella di Trematore il quale, senza conoscere le icone orientali dell'Anapeson, ne ha fatto esperienza viva in Occidente. Mi commuove il pensiero che custode del popolo dei credenti sia un Bambino che non chiude gli occhi di fronte al male, ma rimanda alla vita con il grido del suo dolore adulto. Il vigile del fuoco ha terminato la sua testimonianza: «ho timore di fronte alla mia vita – dice – sono come un simbolo».
Sì, è davvero un simbolo, lui come tutte le prove che Dio elargisce della sua Presenza. Torno in camera
e prego perché nell'incendio che divampa ancora contro la vita sorga davvero Uno che non dorme e che ci salvi dall'autodistruzione.

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