Un influencer a New York, in cerca di una chiesa "per giovani"
La missione digitale di Anthony Gross, 22 anni, creator digitale, da poco trasferitosi a New York, è singolare: egli si dedica a classificare «la migliore chiesa cattolica» che ci sia nella Grande mela sulla base della sensibilità della Generazione Z
La missione digitale di Anthony Gross, 22 anni, creator digitale, da poco trasferitosi dal Wisconsin a New York, è abbastanza singolare: da nove mesi egli si dedica a classificare «la migliore chiesa cattolica» che ci sia nella Grande mela sulla base della sensibilità dei “giovani adulti” della cosiddetta Generazione Z, attribuendo – sulla base della messa festiva e delle attività immediatamente collaterali – un punteggio da “A” a “F”. A dire la verità egli non si riconosce nella definizione di “influencer cattolico”: «Il cattolicesimo e la mia fede sono solo una parte del mio brand personale», riporta di lui il “Washington Post”. Ma è certo grazie a questa componente religiosa del suo brand (così lo chiama), complessivamente indirizzato al miglioramento personale e alla forma fisica, che la sua popolarità sta aumentando fino a tracimare dai social alla televisione (Fox News) e ai maggiori quotidiani (come il già citato “Washington Post” e il “Guardian”).

I follower totali di Anthony Gross dichiarati su Link.me sono a tutt’oggi 253mila. La parte del leone la fanno i 162mila che seguono questo autore su Instagram, account aperto dal 2023. Anche l’account su TikTok è del 2023, ma qui i follower sono 60mila. Su YouTube invece Gross c’è dal 2019 con il canale personale e dal 2024 con un secondo canale, “Gross Potential” ma i video veri e propri sono pochi e così gli iscritti, 18mila in tutto. I filmati ci mostrano un ventenne americano dal fisico possente e dal sorriso smagliante: parrebbe uscito da una delle tante commedie hollywoodiane ambientate nei college. I contenuti a tema cattolico, per la maggior parte intitolati “Come to Catholic Church with me in NYC”, non sono la maggioranza ma sono i più cliccati. Il montaggio è serratissimo, i testi non sono di facile comprensione per un boomer non anglofono, neppure con l’aiuto dei sottotitoli, le immagini si soffermano molto meno sulla messa che sui momenti di socializzazione che la chiesa offre ai giovani prima e/o dopo il rito, con l’attenzione di Gross rivolta più al buffet, alle chiacchiere e alla musica che agli eventuali momenti formativi.
Le risonanze di questa attività digitale di Gross sono state ben esplorate da Fiona Murphy in un articolo uscito contemporaneamente, lo scorso gennaio, sul “Religion News Service” e su “America”. L’incremento di praticanti giovani che una parrocchia ottiene grazie a una buona recensione di questo influencer pare significativo al punto da aver messo in moto una sorta di (sana?) competizione tra comunità. C’è chi spera di figurare in una puntata della serie, chi teme di non ottenere un buon punteggio e, naturalmente, chi ha delle riserve: si criticano «gli effetti concreti che il suo approccio superficiale e approssimativo ha, in tempo reale, sulle loro comunità» e si evidenzia il rischio di «ridurre la varietà della vita parrocchiale, in una città in cui molte chiese stanno già chiudendo». Ma l’autrice dell’articolo riconosce anche che «dai video traspare il desiderio di alcuni giovani cattolici di trovare una chiesa che sia un po’ un luogo di culto e un po’ uno spazio sociale», ed è ciò che dice lo stesso Gross: «Mi piace solo mettere in risalto le chiese e aiutare le persone, specialmente quelle che sono in città da poco, a trovare nuovi posti dove andare».
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