La lezione di Noventa: quando cala la resistenza, cresce l'indifferenza

Google preferred source
September 18, 2014
L’editore
Castelvecchi ripubblica in un volumetto,Tre parole sulla Resistenza alcuni scritti politici di Giacomo Noventa. Il
primo, “Discorso sulla Resistenza e sulla morale politica”, è del 1947, l’ultimo,
“Dio è con noi”, è del 1960 (anno in cui l’autore morì) ed è rimasto
incompiuto. La saggistica di Noventa non è letta come meriterebbe. Ha un ritmo,
una limpidezza, una cordialità, una passionale originalità che l’opinione
comune non ha ancora compreso. Noto e amato (da Fortini, Giudici, Raboni) come
poeta in dialetto veneto ma in strofe che sembrano echeggiare, classicamente e romanticamente,
Heinrich Heine, anche come saggista Noventa rappresenta un’anomalia, benché si
sia misurato con la filosofia di Croce e Gentile, con l’ermetismo fiorentino,
con le maggiori correnti ideologiche e politiche novecentesche, dal liberalismo
al socialismo, e con la tradizione cattolica. Qui è soprattutto il caso di
ricordare il primo breve saggio del ’47. Noventa vi propone una distinzione
netta e storicamente significativa fra Resistenza e antifascismo. Mentre la
prima ha «rappresentato in Italia una novità assoluta» perché «è stata un
trovarsi insieme, un conversare, un discutere» e non solo «un uccidere e un
morire», l’antifascismo invece esisteva già, era nato negli anni Venti e guardava
al passato, al come, al perché il fascismo era riuscito a imporsi. «L’antifascismo
conosce tutte le cause, mortali e veniali, del disastro. L’uomo della
Resistenza si domanda invece come mai un simile disastro sia stato possibile […]
E appunto perché l’antifascismo sa tutto, è tutto rivolto al passato, ma la Resistenza
all’avvenire». Ci sono stati «atti di delinquenza» che hanno «disonorato il
buon nome dei partigiani e della Resistenza in generale». Ma la cosa che nel ’47
sembrava perdersi e che avrebbe dovuto restare viva è la causa più profonda di
quel movimento: il suo aver combattuto contro «l’indifferenza popolare italiana
dal Risorgimento in qua». Questa indifferenza, mi sembra, rinasce di continuo e
c’è sempre un nuovo perché.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire