La sociologia non è un’opinione e il cinema dovrebbe tenerlo a mente
Connotare con maggior precisione sociologica trame e sceneggiature sarebbe importante, anche per trovar storie da raccontare e farlo nella giusta forma
Tra le iniziative della Festa di Roma, una rassegna alla Casa del Cinema omaggia Goffredo Fofi. Con il titolo “Bellezza e bizzarria”, ospita una selezione dei film che più hanno agito da stimolo per la poliedrica e straordinaria curiosità intellettuale di Fofi. Bresson, Robert Altman, George Cukor di The Women e altri, i film preferiti dal grande critico cinematografico per suo proprio gusto. Accanto, altri da lui molto amati per prospettiva, presa di posizione e impegno culturale. Sulla questione meridionale, quello che dagli inizi è stato interesse prioritario di Goffredo Fofi, nel corso della rassegna arriva anche il turno di Cortile Cascino. Girato nel 1962 dagli statunitensi Robert M. Young e Michael Roemer, il film descriveva la miseria della vita in un suburbio alle porte di Palermo, e lo faceva con tale verità e intima necessità di denuncia sociale, che visto il risultato impressionante del documento sconvolgente, la televisione NBC che lo aveva commissionato ne ordinò subito poi la distruzione. Il bassissimo tenore di vita in una depressione del terreno di pochi metri quadri sul limitare della città e della ferrovia (Palermo / Trapani), quelle riprese di quotidianità di famiglie sull’orlo del degrado totale, erano uno scandalo di proporzioni tali da poter sollevare reazioni politiche importanti in modo catastrofico. Una sola copia del film venne salvata. Sullo scandalo umano e sanitario di Cortile Cascino, già anni prima il sociologo Danilo Dolci aveva puntato l’attenzione. Oggi, a vedere persone fare certi lavori miserrimi (e nel 1962, nemmeno nel primo dopoguerra), oppure vedere bambini di quattro o cinque anni messi a lavorare per smistare stracci a cielo aperto, in mezzo a ogni tipo di germi e possibili infezioni, o altri bambini piccolissimi gattonare nel fango (tutti quei minori “che imparano presto le leggi della vita e della morte” commenta la voce off), nell’assistere a tutto ciò viene da domandarsi che genere di analogo documentario potrebbe venir realizzato oggi in Italia. Che forma abbia la povertà quasi a nessuno interessa; eppure, estendendo il ragionamento, tra le debolezze del cinema italiano c’è proprio la scarsa lucidità di visione sociale del reale. Troppo spesso le trame dei film sono ambientate in classi “altolocate”, o in mondi di arricchiti descritti secondo clichés troppo stereotipati da risultare credibili. Connotare con maggior precisione sociologica trame e sceneggiature sarebbe importante, anche per trovar storie da raccontare e farlo nella giusta forma (questo il compito del buon cinema, Pawel Pawlikowski lo ha spiegato a chiare lettere nella sua Masterclass).
Nella semi oscurità, tra i pini di Villa Borghese, all’uscita dalla proiezione di Cortile Cascino due ragazze commentavano. “Manco ci credi che era Italia, aò” diceva una sgranando gli occhi e coprendosi le spalle con la felpa, senza infilarsela. “Era, era, come no, avoja” l’altra la redarguiva, convinta. La sociologia non è un’opinione, e un cinema in ascolto del tempo e del mondo reale potrebbe, dovrebbe tenerlo a mente.
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