La battaglia del Monte Fuji

di Fabio Carminati
Migliaia di turisti, provenienti da tutto il mondo, invadono le cittadine intorno al simbolo del Giappone. Creando problemi di sicurezza e inquinamento. Le autorità reagiscono, ma con i media il fenomeno è diventato da tempo “virale”
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June 7, 2026
La battaglia del Monte Fuji
La storia è vecchia di anni. Risale esattamente all'autunno del 2022, quando un influencer straniero postò una foto della montagna sacra del Giappone, patrimonio mondiale dell'Unesco, alle spalle del mini-market Lawson nella città di Fuji-Kawaguchiko. Da allora decine di migliaia di visitatori hanno continuato a radunarsi ogni giorno sul ciglio della strada per scattare le foto, noncuranti delle auto di passaggio con il costante pericolo di collisioni. Spingendo l’amministrazione comunale - che inizialmente aveva affisso dei cartelli in inglese, cinese e thailandese per chiedere alle persone di smettere di parcheggiare illegalmente e di lasciare rifiuti sul marciapiede - ad arrivare a mettere una guardia di sicurezza sul posto, senza alcun risultato tangibile. Perciò alla fine la decisione è stata “dolorosa ma inevitabile”: è stata eretta una barriera alta tre metri per nascondere la celebrata vista del Monte Fuji.
Ma il problema non si è risolto, si è soltanto trasferito. A Fujiyoshida, un'idilliaca cittadina di circa 46.000 abitanti incastonata ai piedi del Monte Fuji.
Lì, ogni giorno poco dopo l'alba, Junichi Horiuchi esce a “caccia” indossando un cappellino dei Dodgers, guanti color fucsia e un bastone da passeggio. Horiuchi, a capo di un'associazione civica, raccoglie rifiuti e cerca turisti indisciplinati nel parco Arakurayama Sengen di Fujiyoshida. Con lui ci sono un conduttore radiofonico locale e un professore di medicina. Lo fanno ogni giorno, prima di andare al lavoro.
Per Horiuchi, 54 anni, la missione è anche personale: ha raccontato ai media locali che l'anno scorso si è rotto quasi 30 ossa cadendo dalla bicicletta mentre cercava di evitare un gruppo di turisti che si facevano fotografare, attraversando le strisce pedonali in stile Abbey Road, con il Fuji sullo sfondo.
"Voglio che le persone rispettino la cultura e le usanze giapponesi", dice osservando la folla di turisti che si raduna di buon mattino, alcuni dei quali accampati dalla notte precedente per scattare la foto perfetta dell'alba.
"È una questione di vita o di morte", insiste il cinquantenne. Fujiyoshida, a sud-ovest di Tokyo, è ormai al centro della “lotta” del Giappone contro i turisti indisciplinati. I visitatori stranieri, incoraggiati in parte dalla debolezza dello yen che permette loro di spendere di più in Giappone, sono arrivati a frotte: nel 2025 erano circa 42 milioni, il doppio rispetto a dieci anni prima. Ora il sentimento anti-stranieri (peraltro atavico nel Paese del Sol Levante) sta crescendo in alcune zone del Paese e le autorità hanno subito pressioni per limitare il numero di visitatori. E Fujiyoshida come altre cittadine giapponesi, alle prese con il declino della sua industria tessile, un tempo desiderava ardentemente un maggior afflusso di turisti per rivitalizzare la propria economia.
Ma non è più così. Tanti visitatori usano i giardini come servizi igienici, entrano nelle case senza permesso, bloccano il traffico scolastico e lasciano cumuli di spazzatura. Una vera emergenza, al punto che quest'anno, la città ha adottato misure drastiche: ha annullato la festa dei ciliegi in fiore, che si teneva da decenni, perché "la vita tranquilla dei cittadini è minacciata", ha ammesso il sindaco Shigeru Horiuchi. Cozzando con i commercianti del posto. Perché, nonostante la cancellazione del festival, decine di migliaia di persone hanno invaso anche questa primavera la città, un passo dopo l’altro in coda per scattare selfie e con in mano un gelato al semplice gusto di fragola, il cui colore rosso “solo lì può evocare l'alba sul Monte Fuji”.

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