Se a rimetterci รจ la chiarezza
diย Danilo Paolini
L'iscrizione nel registro degli indagati della premier ha fatto salire ancora di grado il livello dello scontro tra governo e magistratura, alimentando ulteriormente il livello della confusione

Suscitano clamore ma non sono rarissime, giornate come quelle di ieri nella storia delle cosiddette seconda e terza Repubblica. Diciamo anzi che capitano con una certa regolaritร , se non proprio in ogni legislatura. Giornate in cui non sembrano 33 gli anni che ci separano da Tangentopoli.
E in cui si capisce meglio il significato dellโobbligatorietร dellโazione penale che caratterizza il nostro ordinamento giudiziario: si presenta una denuncia in cui si attribuisce a qualcuno o a ignoti la commissione di uno o piรน presunti reati e, se non si tratta proprio di carta straccia destinata al cestino, la Procura della Repubblica aprirร un fascicolo dโindagine.
ร andata cosรฌ anche stavolta, con il risultato che la denuncia presentata negli uffici giudiziari di Roma da un penalista esperto e di lunghissimo corso come Luigi Li Gotti (detto per inciso: con una storia personale non esattamente โdi sinistraโ, come invece affermato da Giorgia Meloni) sullโopaca gestione del caso Almasri ha prodotto lโiscrizione sul registro degli indagati della presidente del Consiglio, del sottosegretario a Palazzo Chigi e dei ministri dellโInterno e della Giustizia. Mezzo governo, non numericamente ma per importanza di ruoli e funzioni. Il Tribunale dei ministri, con lโeventuale successiva garanzia di unโautorizzazione a procedere del Parlamento, stabilirร se stanno in piedi le ipotesi di favoreggiamento (di un ricercato dalla Corte penale internazionale) e peculato (per averlo rimpatriato con un aereo di Stato). Ma รจ evidente il rischio, ora, di alimentare la confusione intorno a una vicenda sulla quale invece bisognerebbe pretendere, e fare, la massima chiarezza.
Perchรฉ lโapertura di unโinchiesta cosรฌ deflagrante, in primo luogo per i nomi coinvolti, arriva in uno dei momenti di alta tensione (niente affatto rari, anche questi, dal 1992 a oggi) nei rapporti tra il potere esecutivo e lโordine giudiziario. Perchรฉ nello scorso fine settimana, in Cassazione e nelle Corti dโappello, lโinaugurazione dellโanno giudiziario si รจ rivelata impregnata di quella tensione, fin nelle virgole degli interventi istituzionali e nella protesta delle toghe con il Tricolore al bavero e la Costituzione in mano. Perchรฉ la notizia รจ arrivata proprio alla vigilia delle informative alle Camere โ annullate dopo il terremoto di ieri โ dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, entrambi indagati insieme a Meloni e ad Alfredo Mantovano, sulla strana storia del capo della polizia giudiziaria libico arrestato a Torino il 19 gennaio, rilasciato due giorni dopo e riaccompagnato a Tripoli a bordo di un Falcon 900 in uso ai nostri servizi di intelligence.
Non a caso la premier ha reso noto lei, con un video, di aver ricevuto la comunicazione dalla Procura, sottolineando il passato di Li Gotti come legale di ยซmafiosiยป (in realtร โpentitiโ, uno su tutti Tommaso Buscetta) e i suoi trascorsi in Parlamento con il partito di Antonio Di Pietro, giร pm simbolo di Mani Pulite, e ricordando che lโattuale procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi sostenne la pubblica accusa a Palermo a carico di Matteo Salvini nel processo Open Arms. Strategia comunicativa comprensibile, quella di Meloni, che ha preferito dare la sua versione prima e non dopo quella di chi lโaccusa. Ora, inevitabilmente, a destra si grida allโยซattacco al Governoยป da parte di una magistratura che reagirebbe cosรฌ alla contestata riforma sulla separazione della carriere. E a sinistra si taccia la presidente del Consiglio di ยซvittimismoยป e di incapacitร di mettere la faccia in questa complicata e malgestita faccenda.
Fatto sta che il livello dello scontro giร in atto รจ salito ancora di un grado e chissร se, quando e come si riuscirร a ricondurre i rapporti allโinterno di dinamiche istituzionali meno intossicate di quelle descritte quotidianamente dalle cronache. Il fatto che si siano giร sperimentate, infatti, non รจ un buon motivo per non sperare di vederle archiviate una volta per tutte. Aiuterebbe, forse, se si evitasse finalmente di sovrapporre le responsabilitร penali a quelle politiche. Con il rischio concreto, una volta esaurito lo scalpore del momento, di non riuscire a venire a capo nรฉ delle une nรฉ delle altre.
Non a caso la premier ha reso noto lei, con un video, di aver ricevuto la comunicazione dalla Procura, sottolineando il passato di Li Gotti come legale di ยซmafiosiยป (in realtร โpentitiโ, uno su tutti Tommaso Buscetta) e i suoi trascorsi in Parlamento con il partito di Antonio Di Pietro, giร pm simbolo di Mani Pulite, e ricordando che lโattuale procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi sostenne la pubblica accusa a Palermo a carico di Matteo Salvini nel processo Open Arms. Strategia comunicativa comprensibile, quella di Meloni, che ha preferito dare la sua versione prima e non dopo quella di chi lโaccusa. Ora, inevitabilmente, a destra si grida allโยซattacco al Governoยป da parte di una magistratura che reagirebbe cosรฌ alla contestata riforma sulla separazione della carriere. E a sinistra si taccia la presidente del Consiglio di ยซvittimismoยป e di incapacitร di mettere la faccia in questa complicata e malgestita faccenda.
Fatto sta che il livello dello scontro giร in atto รจ salito ancora di un grado e chissร se, quando e come si riuscirร a ricondurre i rapporti allโinterno di dinamiche istituzionali meno intossicate di quelle descritte quotidianamente dalle cronache. Il fatto che si siano giร sperimentate, infatti, non รจ un buon motivo per non sperare di vederle archiviate una volta per tutte. Aiuterebbe, forse, se si evitasse finalmente di sovrapporre le responsabilitร penali a quelle politiche. Con il rischio concreto, una volta esaurito lo scalpore del momento, di non riuscire a venire a capo nรฉ delle une nรฉ delle altre.
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