Roma, corteo contro il ddl Bongiorno sul consenso
di Redazione
Oltre 10mila le manifestanti nella Capitale: «Senza il consenso è stupro»
«Senza consenso è stupro». È la frase che ritorna sui cartelli, sugli striscioni, sugli adesivi fucsia che spiccano tra la folla a piazza della Repubblica, a Roma, da dove questo pomeriggio è partito il corteo nazionale contro il ddl Bongiorno. Una mobilitazione che arriva dopo giorni di iniziative e proteste - compresa l'azione sotto lo studio della ex ministra Giulia Bongiorno - e che accompagna un confronto politico ormai acceso sul testo. Il corteo ha preso il via dopo le 14 per concludersi a San Giovanni, attraversando via Merulana. Secondo le forze dell'ordine sono 10mila le manifestanti, mentre per gli organizzatori 20mila. In testa i centri antiviolenza, che «hanno voluto la manifestazione, dal basso», affiancati da associazioni femministe e transfemministe arrivate da tutta Italia, sindacati, studenti e realtà sociali. «È un corteo nazionale che arriva dopo una mobilitazione importante e non si fermerà oggi ma continuerà ad andare avanti. Questa manifestazione è importante perché vogliamo far vedere i nostri corpi per strada per dire no al ddl Bongiorno che è un arretramento», sottolinea la presidente di Differenza Donna, Elisa Ercoli. E aggiunge: «Stanno dicendo un sacco di fandonie, questa è una legge per gli stupratori e per la loro tutela in un mondo, quello anche italiano, in cui invece le donne vittime di violenza sono ancora sotto attacco ed è impedito loro avere un vero accesso alla giustizia». Sul camioncino che precede il corteo uno striscione viola con la scritta «Rabbia proteggici». Tra i cartelli: «Ddl Bongiorno, per l'uomo che non deve chiedere mai», «Senza consenso è stupro, senza tutele è stato complice», «Ddl Bongiorno calpesta l'unanime consenso alla Camera». Slogan che sintetizzano una contestazione netta all'impianto del provvedimento. In piazza anche il leader della Cgil, Maurizio Landini, e l'ex presidente della Camera Laura Boldrini. «È un passo indietro perché come è noto siamo in presenza di un capovolgimento, sembra quasi che con l'inversione dell'onere della prova che viene fatto se ci sono degli stupri chi deve essere processata è la donna. Deve cambiare la cultura degli uomini: sono gli uomini che stuprano e c'è bisogno di un avanzamento», sottolinea il segretario generale. «Rimettere al centro oggi i valori centrali della parità e dei diritti delle donne significa anche cambiare la cultura nel nostro Paese - aggiunge - noi chiediamo che ci sia un'educazione che parta fin dalla scuola». La frattura politica si è aperta lungo l'iter del disegno di legge, in particolare nel passaggio al Senato, quando - secondo il Partito democratico - sarebbero stati modificati punti ritenuti qualificanti sul tema del consenso. «Il ddl Bongiorno è irricevibile. Doveva essere una legge sul consenso e invece il consenso è stato tolto. È un testo che peggiora la condizione di donne e ragazze». Lo ha affermato la segretaria del Pd, Elly Schlein, intervenendo a Milano nel corso di un'iniziativa dem sulla sanità a Palazzo Lombardia. «La destra sta portando avanti una legge che non condividiamo», ha aggiunto, ribadendo di averlo detto «al governo e alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con cui avevo fatto un accordo poi stracciato al Senato». Se va fatta così, piuttosto si fermino, il nocciolo del commento della leader dem . È su questo nodo - il significato e la centralità del consenso - che si intrecciano piazza e Parlamento. Mentre la maggioranza difende il testo, le opposizioni e le associazioni chiedono un passo indietro. In strada, intanto, il messaggio resta scandito in coro: senza consenso è stupro. E la mobilitazione, assicurano le organizzatrici, continuerà.
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