Sicurezza, è il venerdì dei due decreti. Ma i dubbi di costituzionalità restano

Oggi il voto finale della Camera sul primo dl, poi ci sarà un Consiglio dei ministri per varare il testo "ad hoc" con le correzioni sugli incentivi ai rimpatri. Il presidente della Consulta, Amoroso: un esame della Corte è possibile. Intanto, la premier ha incassato il parere positivo dell’avvocato generale della Corte europea sui Cpr in Albania
April 24, 2026
Sicurezza, è il venerdì dei due decreti. Ma i dubbi di costituzionalità restano
In questa foto d'archivio, l'arrivo di un gruppo di migranti nel centro di trattenimento costruito dall'Italia a Schengjin, in Albania / Epa
C’è già chi lo ha soprannominato il venerdì dei due decreti. E di fatto, la giornata politica odierna potrebbe essere segnata da un doppio intervento legislativo sull’asse Montecitorio-Palazzo Chigi: da un lato la Camera sarà impegnata nel voto finale sulla conversione in legge del pacchetto sicurezza; dall’altro il Consiglio dei ministri, subito dopo, dovrebbe varare il testo «correttivo» della contestata norma sull’indennizzo agli avvocati che seguono le pratiche di rimpatrio dei migranti. Entrambi i provvedimenti passeranno poi, forse già domani, sotto la lente del Quirinale, che nei giorni scorsi aveva formulato alcuni puntuali rilievi sul contenuto delle misure. Nel frattempo, ancora ieri il tema delle politiche migratorie ha tenuto banco, per via della posizione assunta dall’avvocato generale della Corte di Giustizia Ue, Nicholas Emiliou, che ha ritenuto il protocollo stipulato fra Italia e Albania per la realizzazione di centri di trattenimento dei migranti sul suolo schipetaro «compatibile» con le norme europee sul rimpatrio e sull’asilo. Una valutazione che fa esultare la premier Giorgia Meloni, fra le critiche delle opposizioni, che inoltre invitano il Governo e la maggioranza a desistere in extremis dall’approvare il pacchetto sicurezza e l’annesso decreto “riparatore”.
Il parere non vincolante dell’Ue: ok
ai Cpr in Albania, ma se tutelano i diritti
Quello dell’avvocato generale Emiliou è un parere non vincolante, che anticipa la futura sentenza dei giudici di Lussemburgo. In base alla sua valutazione, il diritto dell’Unione «non impedisce» a un Paese di istituire i Cpr al di fuori del proprio territorio, sottolinea l’avvocato, ma a condizione che «i diritti dei migranti siano pienamente tutelati». In sostanza, annota ancora Emiliou, lo Stato membro resta vincolato al «rispetto di tutte le garanzie previste», tra cui il diritto all’assistenza legale, all’interpretazione linguistica e ai contatti con familiari e autorità. E particolare attenzione dev’essere assicurata ai minori e alle persone vulnerabili. «Una notizia importante», commenta la presidente del Consiglio Meloni, ritenendo che il parere confermi «la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all'Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate». Dalla maggioranza si levano altre voci a sostegno della premier, che viene invece contestata dalle opposizioni, che invitano «ad attendere la sentenza vera e propria». E poi, col dem Matteo Orfini, Angelo Bonelli di Avs e altri, sottolineano come nel parere si evidenzi «che i diritti dei migranti devono essere pienamente tutelati, affinché sia possibile un centro come quello in Albania. Che è esattamente il punto in discussione», visto che «tra un post e l’altro di Meloni, la violazione dei diritti continua. E anche lo spreco immane di risorse pubbliche». Un argomento al quale, in serata, Meloni stessa replica durante il vertice di Cipro: «Alcuni membri dell’opposizione ci accusano di cose non reali. Un miliardo in Albania non lo abbiamo mai speso, sono 138 milioni in un anno».
Le tensioni sul pacchetto sicurezza:
tempi troppo esigui per l’esame
Intanto, dopo la fiducia di mercoledì e in vista del voto conclusivo sul testo (composto da 33 articoli, che introducono fra l’altro una stretta in tema di porto di coltelli e devianza minorile, di occupazioni abusive di immobili e di immigrazione) previsto per stamani, ieri nell’Aula di Montecitorio si sono tenute le votazioni sugli ordini del giorno (circa 140, tutti delle opposizioni). L’esame è andato avanti con le dichiarazioni di voto finali sul provvedimento: molti deputati dei partiti di centrosinistra si sono iscritti a parlare, in una “maratona oratoria” contro il provvedimento. In molti lamentano il tour de force imposto dalla maggioranza per convertire il decreto (i cui 60 giorni di efficacia stanno per scadere): «È una forzatura dietro l’altra: in Commissione abbiamo avuto un solo giorno. In Aula, venti colleghi non sono potuti intervenire in discussione generale e 130 ordini del giorno non sono stati discussi», protesta il dem Andrea Casu. «Presenterò una legge di riforma costituzionale - ironizza Riccardo Magi di +Europa - per cambiare il nome da Parlamento a schiacciamento». Mentre Daniela Ruffino, di Azione, arriva a parlare di «catena di montaggio». E la segretaria del Pd Elly Schlein auspica una retromarcia del Governo: «Ma come vi è venuto in mente? Questo decreto è sbagliato, inutile e lesivo dei diritti costituzionali, fermatevi!».
Il nodo delle coperture per gli incentivi
e il rischio di finire davanti alla Consulta
Negli uffici legislativi dell’Interno, della Giustizia e di Palazzo Chigi si continua intanto a limare il mini-testo del secondo decreto, quello «correttivo», che il Consiglio dei ministri oggi potrebbe approvare - dopo i rilievi del Colle e le obiezioni dell’avvocatura - estendendo ad altri soggetti (come gli enti umanitari e i mediatori culturali) l’indennizzo di 615 euro assegnato da una norma del pacchetto sicurezza agli avvocati per ciascuna pratica di rimpatrio di migranti. «Non è una norma sugli avvocati, è una norma di aiuto al migrante che ha scelto liberamente la procedura di rimpatrio assistito, un aiuto per risolvere eventuali difficoltà burocratiche, un po’ come chi presenta la dichiarazione dei redditi con l’aiuto del Caf. Quindi gli avvocati non c’entrano», argomenta il sottosegretario Alfredo Mantovano, assicurando che «le coperture ci sono». Restano tuttavia i dubbi di congruità del pacchetto rispetto al quadro costituzionale: «È una normativa che potrà venire, in ipotesi, all’esame della Corte - si limita a considerare il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso -. È un problema proprio attuale, non spingetemi a dire qualcosa che sarebbe un’anticipazione».

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