Chiara il “dolce veleno”

Chiara fugge dal destino imposto, sceglie la povertà e sfida famiglia e potere. Una donna forte, legata a Francesco da un’amicizia spirituale
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August 15, 2026
Una ragazza di diciott’anni esce di casa di notte e non torna più. Alle sue spalle lascia una famiglia nobile, un padre umiliato, un parentado furioso e un destino già scritto. Davanti a sé trova Francesco, una piccola chiesa fuori Assisi e un gesto destinato a cambiare la sua vita: il taglio dei capelli.
Comincia così la quinta puntata di Non è Francesco. Al centro del nuovo episodio c’è Chiara: non la figura immobile delle pale d’altare, non la docile discepola che segue Francesco nell’ombra, ma una giovane donna capace di spezzare l’ordine sociale del suo tempo. La sua non è una fuga romantica. È un atto pubblico, familiare e politico. Chiara non si limita a “entrare in convento”: rifiuta il matrimonio, il patrimonio e il ruolo che la società medievale ha preparato per lei. La tradizione colloca la fuga nella notte della Domenica delle Palme. Alla Porziuncola Francesco le taglia i capelli, trasformando una scelta personale in un gesto quasi liturgico. Quel taglio non riguarda l’estetica: è un sigillo, una separazione, l’ingresso in una forma di vita nuova.
Con lo storico Franco Cardini proviamo a ricostruire ciò che accadde davvero e a capire perché questa vicenda non sia una favola edificante, ma l’inizio di un conflitto: tra Vangelo e istituzione, libertà individuale e controllo sociale, radicalità religiosa e prudenza ecclesiastica. Subito dopo l’arrivo di Chiara, infatti, le fonti restituiscono un Francesco apparentemente diverso. L’uomo che aveva sostenuto la sua scelta comincia a raccomandare ai frati di evitare la familiarità con le donne. Tommaso da Celano descrive una pedagogia severissima: parlare poco, incontrarle in pubblico, non abbassare la guardia. La compagnia femminile diventa persino un «dolce veleno», una tentazione capace di insinuarsi lentamente.
Francesco aveva paura delle donne? Era prigioniero dei pregiudizi del suo tempo? Oppure cercava di difendere un Ordine che cresceva rapidamente e rischiava di essere guardato con sospetto da Roma?
Il nodo più difficile è San Damiano. Da una parte Francesco invita i frati alla distanza; dall’altra Chiara e le sue compagne sono ormai una parte decisiva della sua esperienza. Le visite si diradano, aumentano i divieti e perfino le prediche assumono forme enigmatiche, come quella pronunciata con la cenere sul capo e il Miserere sulle labbra. Un allontanamento che può essere letto come paura.
Ma la vera bomba è la povertà. Chiara non chiede un privilegio per vivere più comodamente: pretende il diritto di non possedere nulla. Anche davanti al Papa non arretra. Malata, chiusa in un monastero e apparentemente priva di potere, riesce a difendere fino alla fine una scelta che mette in discussione le regole stesse della vita religiosa.
Suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale Cei per la Pastorale delle persone con disabilità, restituisce però anche un altro volto di Chiara, forse il più vicino alla sensibilità contemporanea. Chiara è una donna nel senso pieno e luminoso della parola: consacrata, ma capace di vivere la propria femminilità come sposa, sorella e madre. Una maternità non biologica, ma generativa, riconoscibile nei gesti, nello stile trasmesso alle sue compagne e in una forma di vita che continua ancora oggi.
È una donna forte, forse in alcuni momenti persino più ferma di Francesco. Dove lui accetta il dialogo e il compromesso, Chiara rimane irremovibile. Ma la sua non è una durezza sterile: è la fermezza dolce di chi conosce ciò che ama e non intende tradirlo.
C’è poi l’amicizia con Francesco, vissuta in un’epoca che avrebbe potuto guardarla con sospetto e sulla quale, nei secoli, sono stati versati fiumi d’inchiostro. Non una relazione da possedere, non un legame sentimentale mascherato, ma un’amicizia spirituale altissima, capace di generare vita oltre i suoi protagonisti. Francesco e Chiara mostrano che ci si può voler bene profondamente senza imprigionare l’altro, e che una relazione autentica non si chiude su se stessa ma produce frutti destinati a durare.
Chiara, dunque, non è la “fidanzata spirituale” di Francesco. È una conseguenza della sua predicazione e forse anche una sua correzione. Francesco accende l’incendio; Chiara trova il modo di custodirlo senza lasciarlo diventare cenere.
Resta una domanda: Chiara è stata ricordata per ciò che era davvero, oppure per ciò che nei secoli è stato più conveniente raccontare?

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