San Francesco parla agli uccelli. Le rondini tacciono. Un pesce torna nell’acqua e resta fermo ad ascoltarlo. Gli agnelli vengono riscattati in cambio di un mantello. I vermi sono tolti dalla strada perché non vengano schiacciati. Fiori, pietre, vento, acqua e fuoco diventano fratelli e sorelle. Sono alcune delle immagini più celebri della tradizione francescana. Immagini che, nei secoli, hanno trasformato Francesco nel santo gentile della natura, nell’uomo circondato dagli animali, quasi nel protagonista di una favola edificante. Ma dietro questa devozione apparentemente ingenua si nasconde una delle visioni teologiche più radicali del Medioevo.
È il tema della nuova puntata di Non è Francesco, dove cerchiamo di capire che cosa significhi davvero, per Francesco, chiamare fratello il mondo. Per il professor Cardini, la predica agli uccelli, narrata da Tommaso da Celano, non è una semplice lezione d’amore per gli animali. Francesco lascia i compagni, corre verso gli uccelli, li saluta e li invita a lodare Dio. Li considera creature nobili perché abitano l’aria e possono volare liberamente. Soprattutto, richiama il Vangelo: «Guardate gli uccelli del cielo». Se Dio si prende cura di loro, allora è possibile affidarsi radicalmente alla Provvidenza. La natura non è uno sfondo decorativo, ma una prova vivente della bontà del Creatore.
La tradizione, però, conserva anche un’altra versione, molto meno rassicurante. Il cronista inglese Ruggero di Wendover racconta che Francesco avrebbe tentato di predicare ai romani senza essere ascoltato. Sarebbe allora uscito dalla città per parlare a corvi e avvoltoi, tra scarti e carogne. In una versione Francesco rappresenta l’armonia del creato; nell’altra diventa una voce di giudizio contro una città corrotta. Lo stesso episodio viene così usato per costruire due immagini differenti del santo.
Anche il silenzio delle rondini contiene qualcosa di più di un miracolo pittoresco. Durante una predica ad Alviano, gli uccelli coprono la voce di Francesco. Lui non li scaccia né li maledice: li chiama «sorelle» e chiede loro di tacere. L’autorità francescana non si impone con la forza. È un’autorità disarmata, capace di ottenere ascolto senza trasformarsi in dominio. Lo stesso rovesciamento ritorna nell’episodio degli agnelli destinati al mercato. Francesco li vede legati, li chiama fratelli e offre il proprio mantello per liberarli, benché valga più degli animali. È un gesto economicamente irragionevole, ma proprio per questo rivela una logica diversa: la creatura vale più del calcolo, la salvezza più dell’utilità.
Francesco, tuttavia, non si ferma agli esseri viventi. Parla ai prati, alle vigne, alle pietre, ai boschi, alle sorgenti. Invita persino i fiori a lodare Dio come se possedessero la ragione. Non è panteismo: le creature non sono Dio, ma parlano di Dio. La natura diventa un linguaggio nel quale si riflettono la sapienza, la potenza e la bontà del Creatore.
Questa visione ha anche un preciso significato storico. Nel Medioevo la predicazione francescana si confronta con il catarismo, che considera la materia malvagia e il mondo opera di un principio negativo. Francesco risponde non con un trattato, ma con una fraternità universale: se il sole, l’acqua, il fuoco e perfino la morte possono essere chiamati fratelli e sorelle, allora il creato non è una prigione dalla quale fuggire, ma un dono da riconoscere.
Eppure, quest’uomo che parla agli uccelli e protegge i vermi si presenta davanti a Innocenzo III, il papa più potente del suo tempo. Il pontefice vede forse un folle, un santo, un pericolo o un’occasione. Perché Francesco non propone soltanto una morale più dolce: mette in discussione l’idea stessa dell’uomo come padrone assoluto del mondo.
In un tempo segnato da crisi ambientali e smarrimento, suor Veronica Donatello ci ricorda che Francesco trova il proprio centro in Dio e trasforma il creato in lode. Il Cantico interroga anche noi: dov’è il centro capace di dare equilibrio e senso alla nostra vita?
Francesco non ha insegnato agli animali a essere umani. Ha insegnato agli uomini a non dimenticare di essere creature.
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