Più anziani, più soli: perché ci serve il welfare di prossimità

In questo episodio di Dentro l'Avvenire Ilaria Solaini esplora la solitudine involontaria degli anziani nelle grandi città. E ci sono anche delle soluzioni
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May 14, 2026
La signora Silvia, di 90 anni e vive in una casa popolare alla periferia Nord di Milano da quasi 40 anni. Suo marito è un desaparecido (la Storia nella storia, ndr). Ha due figli che vivono fuori Milano. Non possono esserci ogni giorno. A riempire i vuoti della sua settimana ci sono i volontari del progetto “Indovina chi viene a casa?”, rivolto a persone con più di 75 anni che rischiano l’isolamento sociale e promosso da Fondazione di Comunità Milano e Fondazione Amplifon in partenariato con Fondazione Aquilone e La Bottega di Quartiere.
Il progetto è partito all’inizio dello scorso anno nel Municipio 9 dove vivono circa 52mila anziani soli, quasi un terzo dei residenti. Per sostenere e accompagnare le persone anziane nella quotidianità è stata creata una rete di volontari, persone con cui chiacchierare, ma anche capaci di aiutare nella gestione delle bollette, nelle visite dal medico o con piccoli lavori di manutenzione in casa.  
Franca Maino, professoressa associata presso il dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università degli Studi di Milano e direttrice scientifica di “Percorsi di secondo welfare” spiega gli effetti di questa solitudine sulla nostra società. Cerca di individuare soluzioni possibili e ragiona sul welfare di prossimità: non è solo assistenza medica, ma la "prescrizione" di attività culturali come uno spettacolo teatrale o anche solo una chiacchierata per riscoprire il valore delle connessioni umane.

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