Palermo, dal carcere si gestiva il narcotraffico: 26 misure cautelari

Le organizzazioni sgominate impartivano, tramite cellulari entrati clandestinamente in cella, degli ordini tramite boss in cella a persone che si trovavano all'esterno e coordinavano il traffico di stupefacenti
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May 20, 2026
C'era il nipote dello storico boss, già condannato per mafia, e tutta una serie di affiliati nell'organizzazione individuata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che questa mattina ha portato alla scoperta di tre gruppi criminali legati al narcotraffico. I magistrati hanno chiesto e ottenuto per questo dal gip 26 misure cautelari.
Secondo la Procura, venivano emessi ordini direttamente dal carcere e attraverso cellulari, entrati clandestinamente nell'istituto di pena, a persone in libertà, cui veniva demandata la responsabilità sulla gestione dei traffici, della cassa comune, della rivendita periodica di quantitativi di stupefacente. Attraverso più canali di approvvigionamento, la banda faceva arrivare a Palermo prevalentemente cocaina che veniva poi consegnata a chi aveva il compito di confezionarla in singole dosi e rivenderla sulle piazze del capoluogo.
L'organizzazione aveva rapporti con un altro analogo clan. Dalle indagini è emersa l'esistenza di un'organizzazione gerarchica, «stabilmente destinata al traffico di stupefacenti, la gestione di una cassa comune e, infine, scrive ancora il gip, l'utilizzo della forza di intimidazione, derivante dall'affiliazione o dall'aderenza a Cosa Nostra».

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