«Navalny avvelenato dalla Russia con una rara tossina»: la denuncia di 5 governi

Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi hanno ricostruito le ragioni della morte del dissidente russo in Siberia, avvenuta due anni fa. La vedova: ora l'omicidio di Alexei è provato scientificamente
February 14, 2026
L'oppositore russo Alexei Navalny, il rivale di Vladimir Putin morto in un campo di prigionia due anni fa, è stato assassinato dallo Stato russo con una «rara tossina». Lo affermano i governi di Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi in una dichiarazione congiunta rilasciata a margine della Conferenza di Monaco. «Sappiamo che lo Stato russo ha usato questa tossina letale per colpire Navalny, temendo la sua opposizione» ha dichiarato il ministero degli Esteri britannico. Londra ha segnalato Mosca all'organismo mondiale di controllo sulle armi chimiche.
Navalny è morto in prigione il 16 febbraio 2024 dopo essere stato avvelenato con una neurotossia presente nelle rane freccia ecuadoriane e classificata come arma chimica. È questa la ricostruzione sul caso del dissidente russo fatta dai governi dei 5 Paesi, che hanno lavorato insieme per giungere a queste conclusioni. I test di laboratorio avrebbero dimostrato che Navalny è stato avvelenato in una prigione russa, ha affermato Yulia Navalnaya, anche lei presente a Monaco. «Il suo omicidio ora è provato scientificamente» ha detto la vedova.
In particolare, si ritiene che gli scienziati britannici di Porton Down abbiano avuto un ruolo chiave nella scoperta del piano del veleno per le rane, riporta Skynews. L'atto «barbaro» poteva essere compiuto solo dal governo di Vladimir Putin, hanno aggiunto, annunciando che presenteranno i risultati delle loro ricerche all'organismo di controllo delle armi chimiche delle Nazioni Unite, l'Organizzazione per la lotta contro le Proibizione delle armi chimiche (Opac).
Non è chiaro come il veleno di rana - chiamato epibatidina, che sarebbe - sia stato somministrato a Navalny, che al momento della morte si trovava in una colonia penale in Siberia. Le autorità russe all'epoca avevano affermato che la morte del dissidente non era sospetta, ma era stata causata da «malattie combinate», tra cui un battito cardiaco irregolare.

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