I "vecchi" nodi sul tavolo dei negoziati in Pakistan. Più altri due "nuovi"
di Luca Foschi
Dall'arma nucleare allo Stretto di Hormuz, fino al programma missilistico: ecco ciò che divide ancora Usa e Iran che oggi di siedono ai tavoli dei negoziati

Nel corso della guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran la manipolazione del discorso pubblico da parte degli attori politici ha toccato solo in parte il nodo fondamentale degli obiettivi bellici, proclamati dal presidente Trump con un discorso di otto minuti poche ore dopo l’attacco a sorpresa del 28 febbraio: smantellare o limitare il sistema balistico, impedire lo sviluppo di testate nucleari, interrompere il sostegno iraniano agli alleati dell’asse sciita. Oltre al cambio di regime. Nessuno degli obiettivi dichiarati è stato raggiunto. Anzi, nuovi elementi di instabilità regionale e globale sono germogliati dal conflitto. È probabile che durante i negoziati in Pakistan la delegazione americana cerchi a posteriori, fra i punti del possibile accordo, un avvicinamento agli scopi inizialmente annunciati.
1 - Il programma missilistico
PRIMA «Distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria missilistica. Verranno totalmente obliterati».
DOPO Secondo il capo di stato maggiore Dan Caine l’aviazione ha distrutto più di 450 depositi di missili balistici, e l’80% dei centri di produzione. Molti siti, anche di lancio, restano tuttavia sconosciuti e operativi. L’impiego di droni a basso costo si è rivelata per l’Iran un importante vantaggio strategico.
2 - La bomba atomica
PRIMA «Ci assicureremo che l’Iran non ottenga un’arma nucleare»
DOPO Una parte o tutti i 440 chili di uranio arricchito al 60% sono sopravvissuti all’operazione “Martello di mezzanotte” condotta dagli Usa nel giugno 2025. Le agenzie di intelligence, che non ritenevano Teheran in procinto di costruire le testate, immaginano che l’uranio si trovi oggi sepolto fra le macerie delle centrali bombardate nove mesi fa. Sarebbero molto rischioso qualsiasi tentativo di recupero.
3 - Gli alleati
PRIMA “Ci assicureremo che gli alleati terroristi della regione non possano più destabilizzare la regione o il mondo”.
DOPO Nonostante i durissimi colpi subiti, Hezbollah è ancora in grado di dar vita alla guerriglia nel sud del Libano, e di tenere sotto scacco il nord di Israele con i razzi. Le milizie sciite irachene, parte integrante dell’esercito, hanno preso di mira gli obiettivi sensibili americani per tutto il corso della guerra, subendo perdite modeste. Gli Houthi, in Yemen, minacciano lo stretto di Bab el- Mandab.
I nuovi elementi di instabilità
LO STRETTO DI HORMUZ Prima che scoppiasse il conflitto transitava per lo stretto di Hormuz una media di 140 navi al giorno, contenenti il 20% del consumo globale di petrolio, circa il 20% del gas naturale e il 10-15% di merci. Da quando martedì sera è stato annunciato il cessate il fuoco sono appena 15 le navi che hanno attraversato lo stretto. L’Iran ha annunciato di voler imporre un oneroso pedaggio (due milioni di dollari a petroliera, da condividere con l’Oman) come riparazione per i danni subiti nella guerra.
IL LIBANO L’intervento di Hezbollah ha risucchiato ancora una volta il Libano nel vasto conflitto regionale. I bombardamenti mirati israeliani, mai interrotti dal cessate il fuoco del novembre 2024, si sono trasformati in un’operazione di terra che ha causato l’evacuazione di oltre un milione di persone (almeno 600.000 provenienti dal sud) e minaccia di riaccendere nel fragile Paese dei Cedri tensioni confessionali capaci di degenerare in una rinnovata guerra civile.
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