Milano, vendita di San Siro: 9 indagati per turbativa d'asta
di Redazione
Per l'accusa le parti avrebbero favorito Inter e Milan. Coinvolti gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e il direttore generale di Palazzo Marino, Christian Malangone
La procura di Milano indaga per turbativa d'asta sulla vendita di San Siro e sono nove gli indagati tra Comune e persone legale alle società sportive di Inter e Milan. È quanto emerge in un provvedimento del gip di Milano Roberto Crepaldi che ha accolto una richiesta della Procura di Milano. Tra gli indagati figurano, tra gli altri, gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e il direttore generale di Palazzo Marino, Christian Malangone, oltre a Mark Van Huukslot e Giuseppe Bonomi, indicati come procuratore della società Inter e l'altro come presidente di Sport Life City (di proprietà del Milan) e Alessandro Antonello ex amministratore delegato dei nerazzurri.
Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero interferito — attraverso accordi informali e intese tra loro — nel procedimento amministrativo che riguardava la vendita e la valorizzazione dell’area urbana di San Siro, sviluppatosi tra il 2017 e il 2025. L’obiettivo, sostengono i pm, sarebbe stato quello di influenzare fin dall’inizio il contenuto dell’Avviso pubblico emanato il 24 marzo 2025 per raccogliere manifestazioni di interesse sul complesso immobiliare che comprende lo stadio Giuseppe Meazza, un atto considerato di fatto equivalente a un bando di gara. Questo avviso avrebbe dovuto mettere in concorrenza eventuali altre proposte con quella di acquisto presentata l’11 marzo 2025 da Fc Internazionale e Ac Milan. Sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, le parti avrebbero condiviso tra loro informazioni sui possibili vincoli culturali legati allo stadio, concordando di concludere la procedura di vendita dell’intera area entro il 10 novembre 2025. L’obiettivo, sostengono i pm, sarebbe stato quello di anticipare i tempi per evitare che un vincolo del Ministero della Cultura — riferito al solo stadio — rendesse l’operazione meno conveniente per le società calcistiche. Gli indagati avrebbero discusso insieme anche gli aspetti economici legati al valore dell’intero complesso immobiliare e si sarebbero scambiate più volte bozze di delibere amministrative, concordandone preventivamente i contenuti prima che venissero presentate alla Giunta comunale. Tra queste figurerebbero, in particolare, la delibera per dichiarare l’interesse pubblico dell’operazione e quella destinata a chiudere formalmente il Dibattito pubblico sul progetto.
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