Migranti, ok della commissione Ue a regolamento duro sui rimpatri

La commissione Libe del Parlamento europeo ha votato il testo proposto da popolari e destre. Ciriani (FdI/Ecr): «Riconosciuto il modello Albania». Atteso a breve il voto in plenaria
March 9, 2026
La commissione per le Libertà civili del Parlamento europeo (Libe) ha approvato il testo sulla posizione negoziale dell'Eurocamera sul regolamento per i rimpatri, proposto da destre e popolari. Si tratta di un nuovo pacchetto di norme che prevede - tra le varie novità - l'istituzione di centri di rimpatrio in Paesi terzi al di fuori dell'Unione europea, l'estensione della detenzione fino a due anni per motivi di sicurezza e la redazione di una lista europea dei rimpatri e divieti di reingresso fino a dieci anni. Il testo adesso dovrà passare al voto della plenaria che, se gli eurodeputati chiedessero la procedura d'urgenza, potrebbe tenersi già questa settimana.
Il testo approvato è quello presentato dall'eurodeputato del Partito popolare europeo (Ppe), Francois-Xavier Bellamy, adottato grazie a un accordo fra i gruppi di centro destra e di estrema destra, quindi del Ppe, dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), dei Patrioti per l'Europa e di Europa delle nazioni sovrane (Esn). Bocciato il testo proposto dal relatore del provvedimento, l'eurodeputato dei liberali di Renew Europe, Malik Azmani. La commissione Giustizia ha anche approvato il mandato negoziale per l'avvio dei triloghi con il Consiglio dell'Ue.
Intanto, arrivano le prime reazioni della politica italiana. Per Alessandro Ciriani, Fratelli d'Italia, «Oggi si cambia finalmente passo: si pongono le basi per rendere i rimpatri più rapidi ed effettivi. È l'ennesimo riconoscimento del modello Albania». Dure, invece, le critiche delle opposizioni. «Disperati che fuggono dalle guerre e da violenze di ogni genere trattati come se fossero merce tossica. Una scelta di disumanità» quella della commissione Libe, secondo Leoluca Orlando di Avs. «Queste norme sono un boomerang per l'Italia perché comportano un allungamento dei tempi di detenzione, un incremento delle procedure amministrative e quindi un notevole aggravio economico per gli Stati membri», chiosano invece Valentina Palmisano e Gaetano Pedullà, europarlamentari del Movimento 5 Stelle.

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