Lavoro, la strage non si ferma: 1.450 morti nel 2025

Resi noti i dati dell'Osservatorio di Bologna. Le vittime nei luoghi di lavoro sono state 1.032
January 6, 2026
Nella prima settimana del 2026 si sono già contati 5 morti sul lavoro, mentre in tutto il 2025 le vittime sono state 1.450, di cui 1.032 nei luoghi di lavoro. Sono i dati, allarmanti, dell'Osservatorio nazionale di Bologna Morti sul lavoro, che dal 2008 monitora l'andamento di questa strage quotidiana. Ogni giorno, domeniche comprese, perdono la vita 3,95 lavoratori, gettando nella disperazione famiglie e intere comunità. 
«Non esiste alcun calo reale delle morti sul lavoro - dice il curatore dell'Osservatoroi, Carlo Soricelli -. Una parte consistente delle vittime viene esclusa dalle statistiche ufficiali perché non rientra nella competenza Inail: lavoratori in nero, pensionati costretti a lavorare, agricoltori, autotrasportatori, morti per stress e superlavoro». 
Da quest'anno, l'Osservatorio registra anche le vittime di Karoshi – termine giapponese che significa morte per superlavoro. «Tra le vittime di Karoshi figurano dirigenti, impiegati, operai, medici, infermieri, agricoltori, camionisti - spiega Soricelli -. Sempre più frequenti i decessi per infarto e malori improvvisi, in particolare tra gli autotrasportatori, spesso trovati morti e che in pochi anni hanno raddoppiato le vittime».
Tra i dati più allarmanti diffusi dall'Osservatorio bolognese, c'è quello delle vittime tra i lavoratori stranieri: rappresentano il 32% delle vittime totali, quasi una su tre. Tra le categorie più drammaticamente segnate da queste tragedie c'è l'agricoltura. Nel 2025 questo settore ha registrato 243 morti, di cui 144 schiacciate dal trattore (23,5% del totale). L'autotrasporto e la logistica hanno fatto segnare 159 vittime (15,4%), l'edilizia 159 morti (15,4%), infortuni domestici 159 morti, Karoshi 111 morti, industria 67 morti (6,5%), taglialegna 21 morti.
Per quanto riguarda l'età delle vittime, una su tre (il 33%) aveva più di 60 anni. Sono 347 su 1.032. Di questi, 173 con più di 70 anni. «Sono persone costrette a lavorare per pensioni insufficienti, perdita del lavoro, sostegno a figli e nipoti, sopravvivenza di attività storiche», spiega Soricelli. Infine, le lavoratrici morte sul lavoro sono state 61 nei luoghi di lavoro e oltre 130 compplessivamente, contando anche le vittime in itinere, cioè lungo il tragitto casa-lavoro-casa. «Per le donne il rischio in itinere è maggiore rispetto agli uomini», conclude Soricelli.

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