Il dramma di Aurora, gettata dal balcone. «A ChatGpt chiedeva se il suo era un amore tossico»
di Redazione
I giudici del Tribunale per i minorenni hanno ricostruito gli ultimi giorni della ragazza, uccisa a 13 anni dal suo ragazzo. «Con estrema franchezza chiedeva come comportarsi, se lasciare il fidanzato o meno»
Aurora Tila, morta dopo essere stata gettata dal balcone a Piacenza nel 2024, si confidava con l'intelligenza artificiale e chiedeva a ChatGpt se doveva lasciare il fidanzato che la tormentava o meno. Quel che voleva capire Aurora, nei giorni del suo dramma, era come poteva distinguere un amore vero da uno tossico. Proprio queste chat, agli atti dell'inchiesta per omicidio, secondo i giudici del Tribunale per i minorenni contribuiscono a provare lo stalking subito dalla vittima.
Lo dice la sentenza a carico del ragazzo, all'epoca 15enne, condannato a 17 anni per aver ucciso la 13enne, gettandola nel vuoto da un balcone a Piacenza. Per il tribunale, infatti la vittima appare attendibile quando «con estrema franchezza» scriveva a ChatGpt «per comprendere come comportarsi in quella delicata e soffocante situazione».
Elementi in linea con le confidenze della ragazzina ad amiche, familiari e all'educatrice dei servizi sociali che seguiva il nucleo. Secondo i giudici non solo quindi è configurabile lo stalking, ma è stata proprio la stessa situazione e il timore della ragazza per la propria incolumità in futuro ad indurla ad accettare l'ultimo fatale incontro con il giovane. Un appuntamento che, invece, nella mente dell'imputato era l'occasione propizia per uccidere Aurora. E questo perché «in un parossismo di possessività e gelosia, come più volte sottolineato alla sua ragazza, se non l'avesse avuta lui non l'avrebbe avuta nessun altro», si legge in sentenza.
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