Il Collegio del Garante della Privacy: «Andiamo avanti»
di Redazione
In una nota gli indagati confermano la volontà di proseguire il proprio lavoro, certi di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti. Alcuni difensori faranno ricorso al Riesame contro il sequestro del materiale acquisito dalla Gdf
Il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali esprime in una nota «piena fiducia nell'operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati». E conferma «la volontà di proseguire il proprio lavoro a tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini».
L'indagine della Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il presidente dell'autorità, Pasquale Stanzione e l'intero Collegio. Sono accusati di corruzione e peculato. Il procedimento è nato in seguito ad alcuni servizi di Report su spese e procedure di sanzioni risultate opache. Tra le ''utilità'' contestate dalla procura di Roma agli indagati ci sono alcune tessere ''Volare'' classe executive, del valore di 6mila euro ciascuna. Sotto la lente dei pm capitolini, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, anche l'utilizzo «improprio dell'autovettura di servizio» e i costi di rappresentanza e gestione che «avrebbero registrato un incremento significativo a partire dal 2022, raggiungendo nel 2024 circa 400mila euro annui, a fronte dell'innalzamento del tetto di spesa autorizzato dal Collegio nel 2020 da 3.500 euro a 5mila euro».
Nel frattempo, alcuni difensori dei componenti dello stesso Collegio, hanno annunciato che presenteranno ricorso al tribunale del Riesame, chiedendo il dissequestro del materiale acquisito dalla Guardia di Finanza, tra cui «telefoni mobili, personal computer, devices, pen drive, documenti cartacei nel possesso o in uso a tutti gli indagati», come si legge nel decreto.
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