Un’enciclica che allarga le braccia
e chiama a raccolta tutta l’umanità

Con Magnifica humanitas Papa Leone XIV chiama a raccolta il mondo in macerie. Usa l’intelligenza artificiale come chiave di lettura del tempo, ma raccoglie la fatica che gli ultimi tempi hanno fatto affinché ci sia domani
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June 19, 2026
Un’enciclica che allarga le braccia
e chiama a raccolta tutta l’umanità
Papa Leone XIV firma l'Enciclica "Magnifica Humanitas", il 15 maggio 2026
Apocalittici e integrati: è la fortunata antitesi di Umberto Eco che ritorna ogni volta che si parla di digitale, intelligenza artificiale, tecnologie emergenti. Con Magnifica humanitas papa Leone sceglie di riportare il termine “apocalittico” alla sua origine biblica autentica: rivelazione, disvelamento. Si schiera dalla parte di chi non si schiera, non polarizza, non confligge. Costruisce. A Babele, che pure doverosamente cita, preferisce la ricostruzione delle mura di Gerusalemme del libro di Neemia. Un testo non così frequentato, ma splendido. «Dopo l’esilio babilonese, una parte del popolo è tornata a Gerusalemme, ma la città è ancora in rovina, le mura sono crollate e le porte bruciate (cfr Ne 1-2). Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. Prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo; poi chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme e, giunto sul posto, esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo» (HM 8).
Il Santo Padre chiama a raccolta il mondo in macerie per fare lo stesso. Usa l’intelligenza artificiale come chiave di lettura del tempo, ma raccoglie la fatica che gli ultimi tempi hanno fatto affinché ci sia domani. Un domani diverso, possibile, desiderabile, comune. La sua è una enciclica in tutti i sensi possibili, soprattutto è una possibile circolazione di idee per chiunque, specialmente per chi ha la facoltà di costruire tratti di mura più importanti. Dall’adolescente che sceglie la vita autentica anche lontano da uno schermo a chi la tecnologia digitale la costruisce e la vende ogni giorno. Chiama a raccolta il pensiero dei suoi predecessori su questi temi non solo per fare un compendio a uso di chiunque ma per ricordarci che il Magistero è opera dello Spirito che dona unità e non va usato per creare fazioni. Una enciclica programmatica curiosa, perché sembra concentrarsi su di un tema sin troppo specifico, ma in realtà il tema è semplicemente un centro attorno a cui far nuovamente ruotare un mondo. Un asse per ridare senso a tutto questo correre disordinato e lacerante. Al Papa interessano ovviamente le questioni sociali che tocca, ma a ogni paragrafo il non detto è potente, disarmato, disarmante e soprattutto vero per chiunque desideri ascoltare. Non abbiamo un piano B. Non esiste un’altra Terra, un altro umano, un altro mondo. La fraternità non è un dato di fatto, è una scelta. Non è una disgrazia da evitare, ma è una grazia da cogliere.
Il retroterra culturale di questo documento è profondamente americano come Leone è e lo sono molti di coloro che lo hanno aiutato a comporre il testo. Non è citata, ma dietro tutte le sue parole ce ne sono tre, le più potenti del documento fondativo del suo Paese natale: “We the people”. Noi, il popolo. Il bene comune, caposaldo della Dottrina sociale della Chiesa, non è un concetto astratto, è la sintesi delle scelte delle persone. L’intelligenza artificiale, oggi in mano a pochissimi pur essendo nelle tasche ormai di tutti, ha bisogno di un pensiero condiviso, di una cultura globale e una consapevolezza personale per essere alleato dell’umano e non strumento di potere, schiavitù, manipolazione, ingiustizia. Attorno a Cristo, la sua piena umanità e la sua piena divinità, chiama a raccolta donne e uomini di ogni luogo mettendoli in dialogo con quelli di ogni tempo. Leone rivela nuovamente il senso dell’essere e dell’esserci, la stoltezza del dissidio, la pochezza della fuga in avanti o sotto la coltre di qualche privilegio destinato a crollare. Non punta il dito, Magnifica humanitas , anche se denuncia con forza il male: allarga piuttosto le braccia chiamando a raccolta l’umanità.
È anche una enciclica profondamente eucaristica e mariana: la Chiesa convoca a rendere grazie a Dio e magnificare la bellezza che è nelle nostre corde, nella ricchezza che è in ciascuno di noi. Ricordando che è più importante l’amore dell’intelligenza, la comunione dell’informazione, la generosità della prestazione. Scrive in conclusione il Papa: «La spiritualità che desidero consegnare è quella del “saggio architetto” che, animato dalla speranza del Regno di Dio, si impegna a costruire il mondo nel bene (cfr 1Cor 3,10)» (HM 236). L’intelligenza artificiale è un dono non tanto perché ci permette di trovare nuovi farmaci o controllare i nostri trasporti veloci: è una provocazione così planetaria, potenzialmente nel bene, che ci offre l’opportunità di riscoprirci umani ovunque e comunque. Accomunati non solo dal nostro Dna ma soprattutto dal fatto che il futuro su questo unico pianeta non può che essere insieme. «La speranza che annunciamo viene dal cielo “per generare, quaggiù una storia nuova”». Una Apocalisse antica e nuova.

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