Confessionale aperto come il cuore di dio

Noi preti siamo stati chiamati per stare con Gesù e per essere poi mandati a 'pescare' gli uomini di cui è follemente innamorato. Sono suoi, li brama, li ama, li cerca
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March 17, 2017
Confessionale aperto come il cuore di dio
Noi preti siamo stati chiamati per stare con Gesù e per essere poi mandati a 'pescare' gli uomini di cui è follemente innamorato. Sono suoi, li brama, li ama, li cerca. Anche quando fanno i capricci, anche quando gli fanno e si fanno male. Anche quando abbandonano la sua mensa apparecchiata con cibi deliziosi e vini succulenti e vanno a sfamarsi nelle più infime osterie. E quando qualcuno, pentito, fa ritorno a casa, impazzisce dalla gioia. E vuole che noi, suoi amici e collaboratori, gioiamo insieme a lui per il figlio ritrovato. Per questo ci invita a rimanere in sua compagnia, a farci più intimi, a fidarci della sua Parola. Papa Francesco ieri ha detto che il confessore deve essere «amico di Gesù, buon Pastore», un amico umile e capace di discernimento.
Vivere in intimità con il Figlio di Dio di cui siamo diventati ministri e ambasciatori è una grazia straordinaria. Stando in comunione con Lui possiamo sentire i palpiti del suo cuore misericordioso che spasima per ogni anima. Un prete in confessionale è un dono che appartiene a tutti. Accogliere una persona che viene, si inginocchia, ti apre il cuore è uno dei momenti più straordinari del ministero sacerdotale. Il Papa ci chiama a curare l’arte del discernimento. Discernere vuol dire capire, intuire, calarsi nelle profondità del cuore di chi ti parla, in quell’abisso dove siamo più veri, dove la menzogna e l’apparenza tacciono. Tanto importante è il sacramento della confessione che la Chiesa obbliga il prete al segreto totale. Anche sotto tortura non potrà mai rivelare la confessione ricevuta. È questa la garanzia che permette al penitente di sentirsi veramente libero di confessare cose che non direbbe mai a nessuno. Libero di aprire l’animo a uno sconosciuto come non farebbe nemmeno con la persona amata. Libero di inginocchiarsi davanti a un povero curato di campagna come non farebbe nemmeno davanti a un re. Il confessore, ha detto Francesco, deve essere un uomo di preghiera.
Deve essere preparato spiritualmente ma anche psicologicamente e pastoralmente. Preti che sanno accogliere e consigliare, comprendere e perdonare. Un incontro può salvare una vita, e tante volte quell’incontro è avvenuto e avviene proprio nel segreto del confessionale. Seduto su quel trono il confessore è debole e grande allo stesso tempo. Debole perché cosciente dei suoi limiti, della sua pochezza e dell’immensa dignità di chi viene a gettarsi ai suoi piedi. Debole perché sa di essere un peccatore perdonato, un 'guaritore ferito' quanto e forse più di colui che viene a confessarsi. Debole perché tutti hanno diritto alla sua più totale disponibilità, bontà, attenzione. Immenso perché strumento prezioso nelle mani del buon Dio.
Perché il dono che trasmette lo ingloba e lo supera. Perché in quel momento esercita un servizio che spaventa: perdonare il peccato. Vengono le vertigini al solo pensarci. Francesco ha pregato noi preti di avere «il confessionale sempre aperto» come sempre spalancato è il cuore di Dio. Non poche volte verrebbe la voglia di mettersi a confessare stando inginocchiato davanti al penitente. Che opera d’arte è quel cuore a cuore che si crea tra il confessore e il fedele. In quel momento sei tu e non sei tu. Sei tu e sei la Misericordia che attrae il peccatore. Sei tu e sei il Cristo crocifisso che il penitente cerca in te. È lui che brama, è il suo perdono che implora. Il credente sa che niente il Signore ha voluto fare senza il nostro contributo.
Che tutti siamo allo stesso tempo servi inutili e indispensabili. Nonostante i nostri peccati, i nostri tradimenti, le nostre miserie, il Signore non si è mai pentito della scelta fatta. Solo Dio sa che cosa accade nel segreto dei cuori. Trattiamo con cura e stupore i tesori ricevuti. E siamo riconoscenti. «Io ti assolvo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Queste parole mi danno sempre una grande gioia. Quando un mio confratello le sussurra tenendo la mano sulla mia testa china, e quando sono io a pronunciarle alle sorelle e ai fratelli che sono venuti da me per incontrare il volto misericordioso del buon Dio.

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