Assolto il contadino "reo" di fraternità (e un po' la Francia assolve se stessa)

La Cassazione d’Oltralpe rimette a posto le cose per Cédric Herrou, accusato di aver salvato migranti che rischiavano la vita sulle vie alpine. È importante e riguarda tutti, anche noi
Google preferred source
April 1, 2021
Caro direttore,
abbiamo bisogno di solidarietà, di umanità. La Corte di Cassazione francese ha assolto definitivamente Cédric Herrou, agricoltore che vive nel sud-est del Paese, al confine con l’Italia. L’uomo ha aiutato tanti e tanti migranti a Ventimiglia, alla frontiera con l’Italia. Cédric Herrou è stato assolto definitivamente dopo quasi 5 processi in 5 anni. Evidentemente, l’anelito di fraternità non è una colpa, né un “delitto”. Non è stato un “misfatto” (come avrebbe voluto qualcuno) dare assistenza agli esiliati sans-papier. Questo concetto dirimente dovrebbe valere a ogni latitudine. Prendersi cura di chi fugge da guerre e miseria non è mai un “crimine”, ma solo un alto e significativo gesto di misericordia, di benevolenza, di civiltà. Con profonda stima per il vostro lavoro.
Marcello Buttazzo, Lequile (Le)

Non c’è che dire, monsieur Herrou è un uomo coraggioso e dalle idee chiare e ha avuto legali lucidi e tenaci come lui. È un uomo che sa essere e restare umano e che vive – per scelta – la sua umanità sul confine morale tra solidarietà e indifferenza e su quello, trasversale al primo, che passa per la Val Roja, dal 1947 “in comproprietà” tra Italia e Francia. Cédric Herrou ha salvato molte persone che rischiavano di morire sulle gelide vie della migrazione irregolare e “clandestinizzata” tra i due Paesi fratelli. Ha sempre detto di sé: «Non sono un “disobbediente”, ma un cittadino che prende sul serio il valore della fraternità, inciso nella Costituzione francese e nelle leggi del mio Paese». La sua definitiva assoluzione da parte della Corte di Cassazione – preannunciata, ma non garantita, quasi tre anni fa, nell’estate del 2018, da una sentenza della Corte costituzionale d’Oltralpe – assolve un (bel) po’ anche la Francia da una gravissima auto- accusa e dal compito di giustificarsi per aver tentato di abrogare un pezzo della propria storia, picconando le fondamenta della République e istituendo di fatto un reato di solidarietà, a partire dall’idea che la fraternità verso alcune determinate persone sarebbe un eccesso e, dunque, un crimine.
La questione ci riguarda tutti. È attuale anche per l’Italia e per altre importanti democrazie (non solo) europee che, con passo diverso ma comunque pesante, rischiano di finire sulla via senza giustizia e senza speranza del disprezzo per l’altro e della guerra alla solidarietà a causa di odiose propagande xenofobe e di un’incredibile e spesso deliberata incapacità di legalizzare e umanizzare i percorsi di accoglienza di donne e uomini e bambini in fuga e migrazione a causa di guerre, persecuzioni e miseria. Ora, invece, possiamo dire che “c’è un giudice a Parigi”. Ma aspettiamo ancora di capire se a Parigi, come a Roma e in ogni dove, ci sono politici all’altezza della civiltà della fraternità e, dunque, degli uguali diritti-doveri di ogni uomo e di ogni donna. È una civiltà che abbiamo progettato e solo in parte, e contraddittoriamente, costruito. E che, sin nelle sue radici, è anche civiltà cristiana e religiosa. Ma purtroppo resta sotto attacco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire