Giorgia Meloni a Niscemi dopo la frana
La premier ha sorvolato il paese in elicottero, poi la riunione con la Protezione civile. L'Ars chiede di spostare i fondi del Ponte sulla ricostruzione

Prima il sorvolo in elicottero su Niscemi, poi il vertice con la Protezione civile. Visita lampo della premier Giorgia Meloni nel comune nisseno colpito dal maltempo, con molte abitazioni ormai a strapiombo dopo la frana degli scorsi giorni. Meloni è entrata in municipio insieme al capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, per fare il punto sulla situazione dopo i danni inferti dal ciclone Harry. Alla riunione hanno partecipato anche il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, il prefetto di Caltanisetta, Donatella Licia Messina, e il presidente dell'Ars Gaetano Galvagno. Dopo un'ora, la premier è uscita, ha salutato la folla ed è salita in auto. Al momento sono oltre 1.500 i residenti costretti ad andare via dalla zona rossa. Nel frattempo, le opposizioni chiedono di spostare i fondi del Ponte sulla ricostruzione. E lo stesso ha fatto l'assemblea regionale siciliana (Ars), approvando con voto segreto - 32 voti a favore e 24 contrari - un ordine del giorno che impegna la Regione a chiedere al Governo di Roma di spostare per i territori colpiti dal maltempo (inclusa Niscemi) 1,3 miliardi di euro di fondi per il Ponte. L'ordine del giorno era stato presentato da Cateno De Luca (Sud chiama Nord) e sostenuto da Pd e M5s. Contrario invece il governatore Schifani.
Oltre al dramma degli sfollati, Niscemi si trova oggi in una condizione di quasi isolamento: molte delle strade che portano al comune, infatti, sono inagibili. Durante la sua visita, Meloni ha incontrato anche il deputato di Avs Angelo Bonelli, anche lui sul posto. La premier lo ha ringraziato e i due si sono confrontati sull'emergenza in corso, ha scritto poi Palazzo Chigi in un comunicato. Nella nota, il Governo ha aggiunto che «l'iniziale stanziamento di 100 milioni di euro rappresenta solo la prima risposta ai territori colpiti, in attesa di un quadro più definito della situazione e una esatta quantificazione dei danni. Il Governo sta lavorando alla definizione del decreto-legge di assegnazione delle risorse necessarie». Meloni ha assicurato l'intenzione di evitare che si ripeta quanto accaduto con la frana del 1997, soprattutto per quanto riguarda i ritardi negli indennizzi. Al momento è previsto un nuovo vertice tra due settimane.
Nei giorni scorsi le immagini delle case in bilico hanno conquistato grande attenzione mediatica. Al momento, il fronte colpito dalla frana è lungo quattro chilometri e sembra destinato ad allargarsi ancora. «L'intera collina sta crollando sulla piana di Gela», aveva anticipato Fabio Ciciliano (Protezione civile) dopo un primo sopralluogo. Ciciliano si è detto pessimista sulla possibilità di un ritorno a casa degli sfollati: «Bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi ci viveva ed è in corso un censimento delle persone che vanno sostenute». Al momento però non c'è una stima dei danni. Non appena sarà perfezionata l'ordinanza di sgombero sarà attivata la procedura per potere fare ricorso al contributo di autonoma sistemazione (Cas) per gli sfollati: 400 euro a nucleo, più 100 euro per ogni componente, fino a un massimo di 900 euro al mese. Sui tempi però non ci sono ancora certezze e sarebbero già cominciati i primi episodi di sciacallaggio: «C'è gente che per l'affitto propone addirittura fino a 2mila euro al mese», ha detto all'Ansa Maria D'Alessandro, una delle 1.500 persone sfollate. «Come si fa? Si deve subito bloccare questa cosa. Ci devono dare gli alloggi, non i soldi per pagare l'affitto. Sappiamo che ci sono tante case popolari chiuse, si devono dare una smossa. Ci stanno ospitando per ora, poi cosa succederà? Abbiamo una rabbia pazzesca». La vicenda, nel frattempo, è diventata anche politica. Oggi il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, è atteso alla Camera per rispondere al question time sulle misure urgenti e straordinarie a sostegno delle famiglie colpite dalla frana. «Quello che sta accadendo a Niscemi è inaccettabile - ha dichiarato Bonelli (Avs) - per mettere in sicurezza il Paese dal dissesto idrogeologico servono circa 26 miliardi di euro». Bonelli ha chiesto di spostare sulla ricostruzione i fondi per il Ponte, alla pari di quanto fatto ieri dalla segretaria dem Elly Schlein, anche lei da Niscemi.
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