Caso dossieraggi, Del Deo: «Certo di poter dimostrare la mia estraneità»

L'ex vicedirettore del Dis, tra gli indagati nell'inchiesta della procura di Roma, si autosospende dalla carica di presidente esecutivo di Cerved e si dichiara innocente
April 20, 2026
Caso dossieraggi, Del Deo: «Certo di poter dimostrare la mia estraneità»
I carabinieri del Ros al lavoro in una foto d'archivio/ Ansa
Giuseppe Del Deo, indagato nell'inchiesta della procura di Roma sui dossieraggi, comunica «di essersi autosospeso, con effetto immediato, dalla carica di Presidente esecutivo di Cerved Group S.p.A». La decisione è stata assunta «per preservare la reputazione della Società, ancorché i fatti di cui al decreto di perquisizione non abbiano alcuna relazione con Cerved Group o suoi esponenti». Del Deo si dice «certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti nel più breve tempo possibile», si legge in una nota diffusa dall'ex vicedirettore del Dis, che ha lasciato l'incarico nell'aprile del 2025.
L'uomo è tra le persone che sono state perquisite questa mattina dai carabinieri del Ros. L'attività riguarda l'indagine sulla "Squadra Fiore", un gruppo clandestino con ex appartenenti delle forze dell'ordine accusati di confezionare dal 2022 in poi dossier in cui si procede per accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni relative alla privacy e esercizio abusivo della professione, e il filone dello stesso procedimento in cui si procede invece per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi. Proprio in relazione a quest'ultimo è indagato per peculato Del Deo. L'ex numero due del Dis, «avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del comparto». Secondo l'ipotesi dei pm capitolini l'accusa riguarderebbe 5 milioni di euro (ma alcuni intercettati parlano di ammanchi per «7-8 milioni»,) per contratti stipulati dai servizi verso una società "amica", la Sind, che si occupa di sistemi di riconoscimento facciale e biometrici, gestita all'epoca dei fatti da Enrico Fincati, anche lui indagato insieme ad altre 10 persone in tutto. Tra loro spiccano i nomi di Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza di Pirelli e del Gruppo Telecom Italia già coinvolto nello scandalo Telecom-Sismi, e di Carmine Saladino, a cui sono contestati i reati di peculato nel ruolo di presidente del Cda della società Sind e una truffa da otto milioni di euro nella veste di presidente del Cda della Maticmind.

Le carte dell'inchiesta

L'indagine è stata avviata due anni fa in seguito alle carte arrivate dalla procura di Milano che indagava su Equalize e ha vissuto oggi un' improvvisa accelerazione. Secondo gli inquirenti, Del Deo poteva contare su un gruppo di collaboratori, ribattezzati “i neri”, a cui affidava attività parallele e clandestine di «tipo para investigativo». In base all'impianto accusatorio, l'uomo, da capo del reparto economico finanziario dell'Agenzia, aveva creato una “cricca” per compulsare e attingere informazioni dagli schedari. Dell'esistenza del gruppo dei "neri" i magistrati della Procura di Roma sono venuti a conoscenza anche grazie ad alcune intercettazioni telefoniche. Nel corso di sommarie informazioni un teste - «dipendente della Presidenza del Consiglio addetto ad un reparto di sicurezza» - ha dichiarato come «come fosse notorio, in ambiente dei servizi, che Del Deo avesse una grande disponibilità di soldi ed ampio potere di disporre di risorse pubbliche e di aver sentito i dipendenti dell'Agenzia parlare di ammanchi di milioni di euro dai fondi dell'Agenzia». L'ipotesi che girava negli uffici degli apparati è che Del Deo portasse «il denaro all'estero». In base al racconto dei testimoni è emerso che l'indagato «avesse un potere di fatto di negoziazione con i fornitori tanto da determinare l'importo delle fatture e da rivendicare come una scelta personale l'emissione di documenti fiscali con generica descrizione del tipo di prestazione eseguita». Sono, inoltre, emersi «forti intrecci di interessi economici» tra Del Deo e altri due imprenditori indagati già a partire dal 2012 che "delineano un parallelismo tra la carriera imprenditoriale dei due e lo sviluppo del percorso professionale del funzionario pubblico».
Per quanto riguarda Tavaroli, i magistrati di piazzale Clodio lo accusano, assieme ad altri tre indagati, di avere compiuto «accessi abusivi a sistemi informatici di interesse per l'ordine e la sicurezza pubblica». Gli indagati «utilizzavano apparecchi di comunicazione protetti (definiti «citofoni»), utenze con intestatari fittizi e si avvalevano di consulenti e committenti esteri («l'americano») e nomi di copertura quali «naufrago, mezzochilo, corazziere, legno, legnetto, juventino», si legge nel decreto.

Le reazioni politiche

Dopo le perquisizioni dei carabinieri del Ros, è intervenuto sulla vicenda il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, chiedendo chiarezza alla premier. «Giorgia Meloni - ha incalzato in una nota - dovrà rispondere alla nostra interpellanza e spiegare perché ha concesso a Del Deo la deroga per dimettersi dai Servizi e lavorare in una società privata». Una scelta, ha aggiunto, «che oggi, alla luce delle indagini in corso, solleva interrogativi evidenti. Perché la presidente del Consiglio ha firmato un Dpcm che consente il prepensionamento a 51 anni di un alto dirigente dei Servizi, introducendo una deroga che gli ha permesso di assumere incarichi nel settore privato in ambiti collegati alle funzioni pubbliche svolte nello Stato?». Una domanda che per adesso non ha ancora una risposta.

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