Crisi Medio Oriente, il petrolio vola a +13% sui mercati asiatici

Sui prezzi grava l'annunciata decisione di Teheran di ridurre il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz
March 2, 2026
Centinaia di petroliere e navi che trasportano Gnl sono bloccate nello Stretto di Hormuz, mentre le tensioni in Medio Oriente fanno impennare il prezzo del petrolio e affondano le Borse asiatiche. In avvio di settimana il greggio registra forti rialzi dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il Brent, dopo aver toccato un picco tra il 13 e il 14% fino a superare gli 80 dollari al barile – massimo da gennaio 2025 – viene scambiato a 78,80 dollari con un progresso dell’8,28%. Il Wti, salito nelle prime battute oltre i 71 dollari, ai massimi da oltre otto mesi, passa di mano a 72,24 dollari al barile (+7,79%), dopo guadagni iniziali a doppia cifra.

A sostenere le quotazioni è dunque l'annunciata chiusura da parte del regime iraniano dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico globale, attraverso cui transita circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e volumi significativi di gas naturale. Teheran ha inoltre lanciato attacchi missilistici di ritorsione contro basi statunitensi in diversi Paesi della regione, tra cui Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Giordania, Iraq e Siria.
Sul fronte dell’offerta, l’Opec+ ha deciso di aumentare la produzione di 206.000 barili al giorno ad aprile, ponendo fine a una pausa di tre mesi, ma con un incremento inferiore rispetto ai 411.000-548.000 barili ipotizzati in precedenza. Le tensioni si riflettono sui mercati azionari asiatici: Tokyo chiude in calo dell’1,35%, Hong Kong cede il 2%, Shenzhen lo 0,6%, Seul l’1% e Mumbai l’1,8%, mentre Shanghai è in controtendenza (+0,5%). Sul mercato valutario lo yen si indebolisce sul dollaro a 156,80 e resta stabile sull’euro poco sopra quota 184.

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