Papa Leone XIV: il Diritto canonico tiene unite giustizia e verità
Prevost ha incontrato i partecipanti al Congresso internazionale per i 150 anni della Facoltà di diritto canonico della Gregoriana

Spendersi e impegnarsi per il «bene soprannaturale delle persone, che si attua perseguendo la vera giustizia, mai separata nella Chiesa dalla verità e dalla misericordia». È l'esortazione rivolta da Leone XIV ai circa 400 partecipanti al Congresso internazionale per il 150esimo anniversario della facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Gregoriana — in corso da martedì 20 fino a domani, sabato 24 — ricevuti questa mattina venerdì 23 ottobre, nella Sala Clementina in Vaticano. Un appuntamento quello di oggi sorto per celebrare un secolo e mezzo di ricerca, formazione e servizio alla Chiesa: la Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Gregoriana. All’incontro erano presenti, tra gli altri, il rettore magnifico della Gregoriana, il padre gesuita statunitense Mark Andrew Lewis, e il decano della facoltà, il padre, anch’egli gesuita, Damián Guillermo Astigueta e il cardinale e già rettore dell’ateneo romano Gianfranco Ghirlanda e tra gli estensori nella veste di canonista della Costituzione apostolica di papa Francesco Praedicate Evangelium. Nel suo intervento, Leone XIV ha ripercorso brevemente la storia degli studi di diritto canonico presso l’ateneo, istituiti un secolo e mezzo fa dal suo predecessore papa Mastai Ferretti. «Il 16 agosto 1876, per volontà del beato Pio IX, la Congregazione per gli Studi disponeva l'istituzione della vostra Facoltà», ha detto. «Fu quello il compimento di una lunga tradizione di studio e di insegnamento del diritto canonico, che aveva accompagnato la storia del Collegio Romano e della Compagnia di Gesù». Il 150esimo anniversario, che ricorre in questo 2026, segna quindi una tappa significativa nel percorso di un insegnamento che aveva già sviluppato una «propria tradizione scientifica», grazie al contributo di numerosi «maestri che hanno dato lustro alla facoltà e hanno contribuito in modo rilevante allo sviluppo della scienza canonica». Nella mente di molti, ascoltando il discorso di papa Prevost, sono tornati alla mente i «maestri» i grandi canonisti che hanno insegnato alla Gregoriana: da Felice Cappello a Ramon Bidagor, da Urbano Navarrete a Wilhelm Bertrams che fu tra i padri nobili della Costituzione conciliare Lumen Gentium. Il Pontefice è ritornato anche al ruolo di questa facoltà nella storia plurisecolare della Gregoriana. «Questa Facoltà, così come l’Università in cui è inserita, è un’opera apostolica della Compagnia di Gesù. Essa partecipa quindi della spiritualità che ha la sua sorgente negli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola e che, tra i suoi tratti caratteristici, ha quello sintetizzato nell’espressione: Non multa, sed multum. Importa, cioè, non conoscere molte cose, ma penetrare profondamente nella realtà, comprenderla, interiorizzarla». Davanti a cardinali, vescovi, docenti e studenti il Papa che di formazione è un canonista ha pronunciato un discorso breve e denso, nel quale ha detto che cosa si aspetta da chi studia e insegna il diritto della Chiesa. La finalità dell’insegnamento del Diritto della Chiesa – ha osservato – «è, oltre che conoscere le norme appropriate a regolare la vita ecclesiale, quella di formare persone che abbiano il senso ecclesiale dello iustum, acquisito mediante lo studio accurato delle fonti, della tradizione canonistica e dei principi teologici che illuminano la norma. Ciò è possibile quando lo studio del diritto canonico avviene alla luce del mistero della Chiesa, così come illustrato dal Concilio Vaticano II nella Costituzione dogmatica Lumen gentium». «Vi invito – ha aggiunto il Papa - pertanto a proporre ai vostri studenti un’esperienza viva della Chiesa universale, che trova nel Vescovo di Roma il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità». «Gli studenti e le studentesse – ha concluso Leone XIV – devono poter sperimentare, anche attraverso la vita universitaria, che la Chiesa è una comunione universale; e, una volta tornati nelle loro Chiese particolari, portare con sé questa esperienza come una ricchezza da condividere, mettendola a servizio delle loro comunità».
Domani è prevista l'ultima sessione del Congresso internazionale ed è intitolata all'«esercizio corretto dell'autorità». Burkhard Berkmann parlerà di accountability e di valutazione dell'attività delle autorità ecclesiastiche, il gesuita Valère Nkouaya Mbandji affronterà la questione del contributo che il diritto canonico può dare alla prevenzione degli abusi di autorità spirituale. Le conclusioni, alle 12:15, toccheranno al decano della facoltà, il gesuita argentino Damián Astigueta. «Un aspetto da sottolineare», ha osservato Astigueta «è il contributo dei canonisti della Gregoriana alla produzione legislativa della Chiesa: dal Codice di Diritto Canonico del 1917 a quello del 1983, passando per il Concilio Vaticano II e il successivo lavoro di revisione del Codice. Questo impegno prosegue ancora oggi, attraverso i docenti che collaborano con la Santa Sede come consultori o membri dei suoi organismi, e attraverso gli ex alunni che prestano servizio nella Curia romana e nelle diocesi di tutto il mondo». Il congresso è stato inoltre un’importante occasione di aggiornamento e confronto scientifico per i canonisti di tutto il mondo: sono stati oltre 530 gli iscritti a questo evento.
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