Leone XIV ai politici: impedite all’IA di erodere la famiglia

L’intelligenza artificiale non divenga «veicolo di colonialismo» e non generi «nuove forme di dipendenza tecnologica» a danno dei Paesi poveri: lo ha chiesto il Papa ricevendo in udienza la rete internazionale dei legislatori cattolici
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August 21, 2026
Papa Leone durante l'udienza ai partecipanti al XVII incontro annuale dell'International Catholic Legislators Network
Papa Leone durante l'udienza ai partecipanti al XVII incontro annuale dell'International Catholic Legislators Network
Lo sviluppo tumultuoso dell’intelligenza artificiale non diventi «veicolo di colonialismo ideologico o economico», non generi «nuove forme di dipendenza tecnologica», asservendo ulteriormente le nazioni più povere alle più ricche, e non arrivi a «erodere questa cellula primaria della società» che è la famiglia, prima scuola della «civiltà dell’amore». Ricevendo i partecipanti al 17° Incontro annuale dell’International Catholic Legislators Network, Leone XIV ha rilanciato la riflessione sull’IA, nell’orizzonte del cammino aperto con la sua prima enciclica, Magnifica humanitas. «Il mondo – ha detto papa Prevost – non ha bisogno di un’intelligenza artificiale che sminuisca l’umanità; piuttosto, ha bisogno di intelligenza umana illuminata dalla saggezza, di autorità politica guidata dalla coscienza e di innovazione tecnologica guidata dalla carità. Solo allora – ha affermato – l’intelligenza artificiale diventerà non un rivale dell’umanità, ma un servitore del bene comune».
Ad ascoltare le sue parole, raccolti nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, i partecipanti all’incontro 2026 dell’International Catholic Legislators Network, esperienza avviata nel 2010 per aiutare i legislatori cristiani a fare rete nella difesa della dignità umana. Con loro, ieri all’udienza, i cardinali Christoph Schönborn e Charles Maung Bo, patroni del network che ha scelto di dedicare il suo incontro annuale al tema “Dignità umana e intelligenza artificiale: sfide, opportunità e controllo”. Tema, ha riconosciuto il Pontefice, che offre l’occasione per ragionare «su una delle questioni fondamentali della nostra epoca». Ebbene: di fronte allo «straordinario progresso» dell’IA, «possiamo essere tentati di costruire una nuova Torre di Babele, dove il potere, l’efficienza e il controllo oscurano il volto della persona umana; oppure possiamo costruire una civiltà in cui la tecnologia serve lo sviluppo integrale di ogni persona», ha ribadito il Papa attingendo alla Magnifica humanitas, e additando i principi della dottrina sociale della Chiesa – la dignità inviolabile di ogni persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà e la solidarietà – quali «criteri certi per il discernimento».
Che fare, dunque? «Una buona legislazione dovrebbe incoraggiare la creatività scientifica e tecnologica, salvaguardando al tempo stesso i diritti umani e le libertà. Dovrebbe proteggere gli utenti dallo sfruttamento, tutelare la privacy personale, garantire la trasparenza nell’uso delle tecnologie emergenti e assicurare che rafforzino le istituzioni democratiche», ha suggerito il Papa. Perciò «servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito», affinché «nessuna ideologia o interesse specifico detti i valori incorporati nei sistemi d’intelligenza artificiale».
Il rapido sviluppo dell’IA, ha denunciato Leone XIV, «rischia di creare nuove forme di dipendenza tecnologica» fra nazioni povere e nazioni ricche. «Dobbiamo restare vigili a questo riguardo, per evitare che l’innovazione diventi un altro veicolo di colonialismo ideologico o economico». E serve restare vigili per contrastare quella «forma sottile di dominio» che si manifesta «quando sono gli algoritmi a decidere chi viene visto, chi rimane invisibile, quando le piattaforme digitali influenzano il dibattito pubblico senza dover rendere conto e quando la dignità dei lavoratori è subordinata all’ottimizzazione di sistemi». Tali sviluppi «rivelano un nuovo volto dell’antica tentazione del dominio e del potere senza servizio». Contro questa «cultura del potere» la Chiesa propone quella “civiltà dell’amore” che ha in Paolo VI, citato da Prevost, il suo profeta. «Una civiltà che sappia guidare saggiamente l’intelligenza artificiale, formando cuori capaci di carità, compassione e responsabilità». In questo scenario la «prima scuola di umanità» è la famiglia. «Perché è in famiglia che impariamo la fiducia prima del calcolo, la generosità prima della competizione, il dialogo prima della divisione e l’amore prima del potere». Dunque: all’IA non venga mai consentito di «erodere questa cellula primaria della società, né riducendo le persone e le relazioni a dati e simulazioni, né inondando le giovani menti di contenuti che distorcono il desiderio, e nemmeno con modelli economici che rendono la vita familiare economicamente precaria. Per questo – ha detto il Papa ai legislatori – vi incoraggio a promuovere politiche che rafforzino il matrimonio e le famiglie, sostengano i genitori nella loro missione educativa e consentano ai giovani di guardare al futuro con fiducia».

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