Caso Sea Watch, il presidente del Tribunale: il provvedimento non riguarda le politiche di immigrazione

Piergiorgio Morosini spiega l'operato della magistrata che ha definito il risarcimento del danno della nave Ong in stato di fermo per cinque mesi
February 19, 2026
 «Come responsabile del tribunale di Palermo ho sentito il dovere di intervenire per difendere l'operato di una magistrata che ha emesso una decisione dopo il regolare contraddittorio delle parti, verificando tutta la documentazione che gli è stata portata e motivando in maniera seria. Un provvedimento che, voglio sottolineare, non ha nulla a che vedere con gli interventi in materia di sicurezza e neppure con la vicenda dello speronamento della motovedetta della guardia di finanza. Si tratta di un provvedimento di risarcimento del danno perché un sequestro che era diventato inefficace non ha comportato l'immediata restituzione di una nave che è stata restituita dopo cinque mesi e per tenere la nave nel porto ci sono state delle spese, come l'acqua e la benzina per riattivare il motore, e questo ha portato alla decisione» ha spiegato il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini a Otto e mezzo su La7.  
II tribunale di Palermo ha stabilito che la Ong Sea Watch dovrà essere risarcita dallo Stato per oltre 76mila euro per il fermo subito dalla nave Sea Watch 3, nel giugno del 2019. L'episodio fa riferimento al caso legato all'allora comandante della nave Carola Rackete, che il 29 giugno di quell'anno forzò il blocco navale di Lampedusa per far sbarcare 42 migranti nell'isola. Adesso lo Stato dovrà risarcire le spese patrimoniali documentate, sostenute tra ottobre e dicembre del 2019, quindi spese portuali e di agenzia, carburante per mantenere la nave attiva, e spese legali. 

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